Accesso all’Energia – ai Mercati, alla Tecnologia e ai Capitali – Discorso di Paolo Scaroni

2° Forum Internazionale delle Compagnie Energetiche, Doha, 22 aprile 2006

Un nuovo approccio strategico nei confronti dei Paesi produttori, un tavolo di cooperazione dove le grandi compagnie internazionali possono mettere a disposizione delle compagnie nazionali la tecnologia necessaria ad affrontare congiuntamente i progetti più complessi.
E’ la “terza via” che l’AD Eni Paolo Scaroni suggerisce di intraprendere all’industria petrolifera, sulla scia dell’insegnamento di Enrico Mattei.

“Buongiorno Vostre Eccellenze, Onorevoli Ministri, Illustri Delegati, Signore e Signori.

Innanzitutto, vorrei ringraziare gli organizzatori di questo importante evento, per avermi invitato a rivolgermi a un pubblico così straordinario, sui temi dell’ “accesso alle fonti di energia”, argomento all’ordine del giorno a livello internazionale.

In qualità di Amministratore Delegato di una delle principali compagnie petrolifere e del gas, so bene che un tema del genere non può essere affrontato in maniera “semplicistica”.

Pertanto, vorrei focalizzarmi sui due temi che sono i punti centrali del dibattito odierno:

  • Primo, il posizionamento strategico delle Compagnie Petrolifere Internazionali (IOC), i loro punti di forza e di debolezza, e gli elementi che esse sono in grado di offrire per soddisfare le aspettative dei maggiori Paesi produttori di petrolio.
  • Secondo, le ragioni per cui i maggiori Paesi produttori di petrolio, e le loro Compagnie Petrolifere Nazionali (NOC), possano avere interessi a collaborare con le majors petrolifere.

Infine concluderò il mio discorso parlando della mia Compagnia, – l’Eni – con particolare riferimento a ciò che intendiamo fare per costruire una nuova alleanza strategica con i Paesi produttori.

Iniziamo con il primo argomento: il posizionamento strategico delle Compagnie Petrolifere Internazionali.

Tutti noi sappiamo che la difficoltà maggiore che oggi incontrano le IOC è la sostituzione delle riserve di petrolio e di gas naturale. Le IOC hanno accesso e controllano meno del 10% delle riserve globali di petrolio, e meno del 30% delle riserve di gas a livello mondiale.

Inoltre, dobbiamo tenere presente che le IOC non hanno solamente un accesso limitato alle nuove riserve, ma che questo rappresenta un ostacolo sempre maggiore, sia dal punto di vista dei costi, sia da quello tecnologico; in particolare, per quanto riguarda le nuove frontiere degli idrocarburi di tipo convenzionale (come le aree di estrazione situate al largo, in profondità notevoli) e del petrolio “non convenzionale”.

Molte IOC vivono oggi il singolare paradosso dell’abbondanza. Hanno molta disponibilità economica, ma le loro opportunità di reinvestire a monte, nell’ambito del business del petrolio, sono decisamente limitate. Allo stesso tempo, le possibilità di investimento sono limitate anche negli altri segmenti del loro modello di business. Investire nella raffinazione, nel petrolchimico, o nello sviluppo del gas naturale, è spesso una strada difficile da percorrere sia per i vincoli ambientali, sia per la sindrome del “Non-nel-mio-cortile” (not-in-my-backyard), e per l’ipernormativismo che domina sulla maggior parte dei Paesi industriali.

Sebbene in via di diminuzione – il vantaggio principale delle majors, dal punto di vista competitivo, è la loro capacità di elaborare e gestire progetti molto complessi, che abbracciano l’intera catena del business dell’energia – in ogni suo aspetto, dall’upstream, al midstream, fino al downstream – che presenta vere e proprie sfide dal punto di vista concettuale, tecnologico, ingegneristico, manageriale e finanziario.

Le IOC vantano competenze uniche in ciascuno di questi segmenti. Mi riferisco, ad esempio, alle tecnologie che stiamo sviluppando per produrre, in maniera proficua e commerciabile, il petrolio pesante e quello non convenzionale – che spesso rappresentano un grosso problema per diversi Paesi produttori – oppure per ottenere petrolio e gas da aree di estrazione in acque profonde in tutto il mondo.

In altre parole, le Compagnie Petrolifere Internazionali detengono abilità ineguagliabili per far fronte a ciò che definisco “petrolio difficile” e “gas difficile”. Poiché non hanno accesso diretto alle maggiori riserve mondiali di petrolio e gas, si stanno focalizzando su queste prospettive – grazie anche ad uno scenario, come quello attuale, in cui il costo del petrolio è così elevato da rendere vantaggioso ciò che fino a ieri non lo era.

Ma adesso analizziamo in che modo queste particolari competenze possano soddisfare i bisogni dei maggiori Paesi produttori. O meglio – e questo è il secondo argomento del mio discorso – perché i maggiori Paesi produttori dovrebbero essere interessati a tenere conto delle competenze specifiche delle IOC

Ancora oggi la tecnologia, i capitali e le abilità manageriali delle Compagnie Petrolifere Internazionali hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo della maggior parte dei territori mondiali che dispongono di petrolio e gas. Se queste regioni venissero private di questo sostegno, si ritroverebbero completamente al di fuori del mercato del petrolio, costrette a rinviare a tempo indeterminato il loro emergere come Paesi produttori di petrolio e gas. Mi riferisco in particolare all’intero continente africano, al bacino del Caspio, e anche alle zone petrolifere meno convenzionali del Canada e a tutte le aree di estrazione in acque profonde.

Tuttavia, molti produttori e le loro relative Compagnie Petrolifere Nazionali (NOC), sono oggi in grado di occuparsi sia dell’esplorazione, sia dei programmi di sviluppo relativi al petrolio e al gas, anche avvalendosi di figure di esperti esterni che possano fornire il supporto per far fronte alle operazioni più complesse. Questo è vero in particolare dell’area del Golfo in cui ci troviamo, ma anche di altri territori mondiali.

La maggior parte dei Paesi a cui mi riferisco, possiedono grandi riserve di gas e di petrolio – e in maniera piuttosto logica – pensano di potere andare avanti autonomamente, contando solo sulle proprie forze. Quest’atteggiamento potrebbe risultare fuorviante, se consideriamo una visione più ampia e sostenibile dello sviluppo energetico ed economico.

In primo luogo le complessità e le sfide tecnologiche dei maggiori progetti nel settore dell’energia richiedono capacità particolari che, in questo momento, sono state sviluppate solamente da un limitato gruppo di Compagnie Petrolifere Internazionali. Mi riferisco – ad esempio – alle tecnologie e al know-how per l’estrazione di petrolio e gas da giacimenti di notevole profondità e per la gestione dei più grandi giacimenti, e alle tecnologie richieste per raffinare gli oli pesanti e altamente solforati allo scopo di ottenere distillati medi e leggeri che possano soddisfare elevati standard qualitativi per l’ambiente.

Oltre a ciò, tuttavia, la maggior parte dei produttori stanno entrando in una nuova fase del loro sviluppo che richiede un approccio più ampio rispetto al loro tradizionale modello di business, che si basava sull’esportazione di idrocarburi.

In particolare hanno bisogno di:

  • sviluppare efficientemente i diversi idrocarburi in loro possesso, sfruttando petrolio e gas naturale, per un loro utilizzo finale più adeguato e proficuo.
  • individuare un mercato per le loro risorse meno pregiate – come il petrolio pesante e ultrapesante.
  • sviluppare sistemi energetici domestici integrati per alimentare la propria crescita economica. Ciò implica non solo destinare parte delle loro risorse minerarie al consumo interno, ma anche potenziare o costruire raffinerie, impianti petrolchimici, centrali elettriche, impianti di desalinazione e così via;
  • offrire anche prodotti finiti ai mercati internazionali, e non soltanto materie prime.
  • E infine creare posti di lavoro, legati a tutte queste attività per i loro cittadini giovani

Tutte queste necessità offrono una piattaforma comune che potrebbe armonizzare le rispettive aspettative delle IOC e delle NOC. In particolare, se mettiamo da parte i nostri rispettivi obiettivi a breve termine, e pensiamo in termini di sviluppo sul lungo periodo, partendo dalle necessità di un Paese specifico, potremmo prevedere molte soluzioni vantaggiose per tutti.

Questa è la logica che ispira il nuovo approccio strategico che ENI intende proporre ai maggiori Paesi produttori – particolarmente qui nel Golfo. Ed ecco in cosa consiste.

Prima di tutto, vogliamo sederci attorno a un tavolo, fianco a fianco, con i maggiori Paesi produttori e con le loro Compagnie Petrolifere Nazionali , per comprendere quali siano le loro necessità e come intendano articolare il loro futuro energetico. In breve, vogliamo capire quali siano i loro obiettivi strategici e come possiamo aiutarli a realizzarli – invece di considerare semplicemente i nostri obiettivi, come generalmente fanno le Compagnie Petrolifere Internazionali.

Ecco perché ora siamo pronti a promuovere nuove alleanze strategiche con tutti i produttori, basate sullo sviluppo congiunto di progetti integrati nei loro stessi territori, al servizio dei loro traguardi energetici e del loro sviluppo economico. Questi progetti dovrebbero essere fondamentali per la strategia dei Paesi produttori, in quanto possono effettivamente contribuire a:

  • sviluppare il loro settore energetico, in linea con il loro assetto produttivo e con le necessità delle loro popolazioni;
  • garantire un’efficace condivisione del know-how tecnologico e della gestione di progetti complessi;
  • assicurare alle popolazioni locali quantità di manodopera qualificata.

Nel downstream, questi piani integrati potrebbero includere progetti per grandi raffinerie e stabilimenti petrolchimici, impianti per la liquefazione dei gas e la rigassificazione, e progetti per la produzione di energia, associati, infine, a impianti di desalinazione dell’acqua.

Nell’upstream, le aree di cooperazione potrebbero includere il recupero di volumi addizionali di petrolio e di gas dai bacini più vecchi, l’implementazione di tecniche sofisticate per la gestione dei giacimenti e l’esplorazione e la valorizzazione di nuovi giacimenti di idrocarburi in condizioni geologiche ed ambientali difficili.

In breve, noi non stiamo chiedendo ai produttori semplicemente di aprire le porte delle loro riserve alle Compagnie Petrolifere Internazionali, in quanto ciò sarebbe inutile. Li stiamo piuttosto invitando a considerare le proprie riserve in una più ampia prospettiva. Per Eni, tale prospettiva significa tornare alle origini della Compagnia, al modello di cooperazione immaginato e perseguito dal suo stesso fondatore, Enrico Mattei. Egli fu il primo, tra i petrolieri occidentali, a comprendere che le necessità dei Paesi produttori dovevano avere la priorità.

Grazie per la vostra attenzione. “

Paolo Scaroni, Amministratore Delegato Eni