Quanta Energia ci rimane? – Discorso di Paolo Scaroni

Cortina Incontra, Cortina d’Ampezzo, 14 agosto 2006.

L’Italia, che lo si voglia o no, va a gas.
L’AD Eni Scaroni indica le quattro vie da seguire per garantire al Paese approvvigionamenti sicuri e prezzi convenienti: costruire i rigassificatori, interconnettere via tubo l’Italia con i Paesi che già dispongono di terminal GNL, diversificare le fonti di approvvigionamento e utilizzare l’energia in modo razionale.

“Alcuni elementi di chiarezza sul tema del gas.

L’Italia è stata precursore nell’utilizzo del gas. Enrico Mattei alla ricerca di petrolio negli anni 50, trovò in pianura Padana il gas ed ebbe l’intuizione di usarlo come “combustibile” per il rilancio del Paese che usciva distrutto dal dopoguerra. Creò la rete di trasporto (oggi si chiamerebbe Snam Rete Gas) e di distribuzione (oggi sarebbe Italgas) più sviluppata del mondo. Oggi l’Italia attraverso Eni dispone di tutte le competenze del settore del gas e consumi tra i più alti al mondo: 2 case su 3 sono riscaldate a gas, più di metà dei consumi energetici della nostra industria manifatturiera è alimentata a gas e soprattutto, unico caso a livello “planetario”, il 60% della nostra energia elettrica è prodotta bruciando gas.

Quest’ultima scelta, in particolare, non so quanto sia stata saggia perché ci allontana da altri paesi industrializzati che producono elettricità da carbone e nucleare, con un mix coerente, efficiente e soprattutto poco costoso.
Ma tant’è, questa scelta è stata fatta investendo negli ultimi dieci anni almeno 20 miliardi di euro in nuove centrali elettriche a gas. A questo punto siamo di fronte ad una scelta obbligata:

1) dobbiamo avere tutto il gas che ci serve,
2) ai prezzi più bassi possibile,
3) con quella sicurezza di approvvigionamento che è indispensabile per un Paese che senza gas sta al freddo, arresta le sue fabbriche e soprattutto “spegne la luce”.

Con questo background, lo scorso inverno abbiamo assistito con trepidazione alle “dispute” politico-commerciali tra Russia e Ucraina e assistiamo oggi con preoccupazione all’accordo-saldatura tra i nostri due grandi fornitori di gas, la russa Gazprom e l’algerina Sonatrach, che insieme contribuiscono a più del 70% delle nostre forniture di gas.
E quindi?

1) Costruire rigassificatori in Italia che dispongano di gas liquido (GNL) proveniente da paesi remoti non collegati via tubo e costituiscano un’alternativa/concorrenza ai due grandi fornitori. Solo in questo modo si può creare un contesto concorrenziale: e questa sì che è la vera liberalizzazione, con effetti sui consumatori.

2) Interconnettere l’Italia via tubo con quei paesi che stanno realizzando o hanno già i rigassificatori come Spagna, Francia, Belgio, assicurando la sicurezza di approvvigionamento a livello europeo.

3) Dobbiamo diversificare le nostre fonti di approvvigionamento soprattutto per la produzione di energia elettrica usando più carbone pulito e forse anche riaprendo il tema del nucleare come stanno facendo in molti paesi (Finlandia, UK, USA). Per inciso, mentre stiamo parlando sono in costruzione 29 centrali nucleari nel mondo.

4) Una grande campagna di risparmio energetico e di utilizzo di fonti alternative rinnovabili a buon mercato. Su questo terreno si può fare moltissimo. Sono convinto che si possano ridurre o rimpiazzare i nostri consumi fino al 20% con effetti benefici sulla sicurezza degli approvvigionamenti, sul nostro portafoglio e sull’ambiente che ci circonda.”

Paolo Scaroni, Amministratore Delegato Eni

Vedi il video del discorso di Paolo Scaroni – su www.eni.it