Terzo Seminario Internazionale OPEC – Discorso di Paolo Scaroni

Vienna, 13 settembre 2006

Non è la scarsità di riserve di oro nero a mettere sotto pressione gli approvvigionamenti mondiali di petrolio, ma la mancanza di investimenti in tecnologia a cavallo degli anni ’90 che ha ridotto la capacità di produzione e raffinazione dell’industria energetica.
Secondo Paolo Scaroni, Amministratore Delegato di Eni, “vi sono diverse ragioni per credere che le preoccupazioni sull’approvvigionamento globale di petrolio saranno superate nei prossimi anni”.

“Buon pomeriggio Vostre Eccellenze, Onorevoli Ministri, Egregi Delegati.

Desidero ringraziarvi per avermi invitato a rivolgermi a questo illustre pubblico.

Durante l’ultimo Forum Internazionale sull’Energia a Doha abbiamo discusso sulla tematica dell’“Accesso all’energia”. Ci siamo resi conto che non esistono soluzioni semplici su questo argomento e abbiamo richiesto un approccio basato sulla collaborazione tra IOC (Compagnie petrolifere internazionali, ndt) e NOC (Compagnie petrolifere nazionali, ndt).

Oggi vorrei illustrarvi il mio punto di vista su altre tematiche che riguardano tutti noi, ovvero:

  • La garanzia dell’approvvigionamento e la stabilità del mercato.
  • Il pressante bisogno di investimenti consistenti nella catena del valore del petrolio.

Infine spiegherò come potremmo realizzare un’importante piattaforma di cooperazione per affrontare queste difficili sfide.

Per quanto concerne il primo punto, vorrei innanzitutto rendere chiaro il fatto che la sicurezza di approvvigionamento non viene minacciata dalla scarsità degli idrocarburi.

Il mondo non sta terminando le riserve di petrolio, come alcuni profetizzano drasticamente. Al contrario, grazie alla tecnologia, al miglioramento dei processi di recupero, alle esplorazioni con esiti positivi e ai cambiamenti dei presupposti relativi alla politica dei prezzi, la stima delle risorse recuperabili a livello mondiale è cresciuta nel tempo – da appena 600 mld di barili negli anni ’40, ai 2.000 mld di barili degli anni ’70, fino ad arrivare alle recenti stime dell’US Geological Survey (USGS), che delineano un range delle risorse recuperabili tra 3.300 e 3.900 mld di barili.

Inoltre l’U.S. Geological Survey ha stimato che le riserve tecnicamente recuperabili di olio non convenzionale, vale a dire olio pesante e bitume naturale, situati prevalentemente in Canada, Venezuela e Russia, eguagliano le riserve mondiali accertate di olio convenzionale.

Pertanto le riserve recuperabili totali ammontano a quasi 5.000 mld di barili, per una durata superiore ai 100 anni.

Il senso di insicurezza ampiamente diffuso non ha nulla a che vedere con la presunta scarsità di risorse petrolifere. Deriva per lo più da una brusca diminuzione della capacità di sovraproduzione del petrolio, crollata dal 15 percento della domanda globale nel 1985 ad un modesto 2 percento nel 2005.

Questa è una conseguenza diretta degli insufficienti investimenti, una tendenza che l’OPEC ha ripetutamente evidenziato nel corso degli anni ’90.

Purtroppo i Paesi industrializzati non hanno prestato abbastanza attenzione ai moniti dell’OPEC. Molti osservatori occidentali credevano che la sovraproduzione e i prezzi bassi che caratterizzavano questo periodo fossero, come fece notare un noto quotidiano finanziario, “un elemento negativo per i Paesi produttori di petrolio, e un elemento positivo per tutti gli altri”.

Ma, come previsto dai produttori nazionali, i prezzi bassi del petrolio dissuasero inesorabilmente dall’investire in nuovi progetti di esplorazioni e di sviluppo, e in definitiva determinarono l’attuale livello insufficiente di capacità di approvvigionamento petrolifero.

La limitata capacità produttiva inutilizzata non è l’unica causa dell’attuale inquietudine relativa all’approvvigionamento. Anche un ristretto e inadeguato sistema di raffinazione contribuisce al problema.

La causa dell’attuale strozzatura relativa alla raffinazione del petrolio risale all’inizio degli anni ’80, quando il sistema di raffinazione a livello mondiale cominciò ad avvertire l’impatto della sovracapacità strutturale creatasi durante gli anni ’70, per gestire la quale fu compiuto un draconiano processo ventennale di riorganizzazione.

Oggi il sistema mondiale di raffinazione non può né far fronte alla qualità di greggio disponibile, a causa di una capacità di conversione scadente, né soddisfare la domanda crescente e i sempre più rigorosi standard ambientali.

Date queste difficili condizioni, ogni sconvolgimento del mercato, reale o potenziale, causa un effetto drammatico sul prezzo del petrolio e dei prodotti petroliferi. Questo impatto viene amplificato dall’hedging finanziario e dalla speculazione, che in questi ultimi anni hanno raggiunto livelli esorbitanti.

Tuttavia ci sono diverse ragioni per credere che le attuali tensioni mondiali nell’ambito degli approvvigionamenti petroliferi potranno essere superate nel breve periodo.

I sette anni in cui i prezzi sono andati aumentando stanno chiaramente producendo degli effetti sul mercato del petrolio.

Da un lato, gli investimenti nell’esplorazione e nello sviluppo petrolifero stanno aumentando in tutto il mondo. Il limite non è la disponibilità di petrolio, ma la relativa scarsità di personale esperto, di attrezzature per la trivellazione e di altri strumenti essenziali nel nostro settore. Tali carenze sono il risultato di un ventennio di taglio dei costi, riorganizzazioni e ottimizzazioni, operati da un’industria afflitta dall’opinione prevalente che il petrolio fosse diventato una merce come le altre.

Non dobbiamo dimenticare che in tutto il mondo la produzione potenziale è ancora molto elevata.

Molti grandi Paesi produttori sono stati scarsamente esplorati, almeno se li confrontiamo a zone quali gli Stati Uniti, il Canada, e il Mare del Nord, e utilizzano ancora tecnologie obsolete per produrre petrolio. Si pensi, ad esempio, che nella Federazione Russa la quota di recupero del petrolio è solo del 16 percento contro una media mondiale che si attesta sul 35 percento.

D’altro canto la crescita della domanda a livello globale sta iniziando a rallentare, e in tutto il mondo si stanno prendendo in considerazione misure di efficienza energetica.

Dato questo contesto, c’è ancora un margine di crescita della capacità globale di produzione di petrolio del 3% annuo, fino a raggiungere i 100 mb/d entro il 2011. I Paesi non OPEC continueranno a predominare nell’ambito degli approvvigionamenti futuri, almeno fino al 2020, con una quota superiore al 55 percento.

Nel frattempo si stima che la domanda mondiale di petrolio crescerà del 2 percento annuo – soprattutto a causa del settore dei trasporti – e raggiungerà circa 94 mb/d nel 2011.

Tenendo conto di queste stime, la capacità globale di sovraproduzione dovrebbe riprendersi in maniera sostanziale alla fine di questo decennio, eliminando così un fattore chiave dell’attuale crisi petrolifera. E’ ovvio che una persistente carenza di risorse umane e di attrezzature, oppure una crisi politica, potrebbero ostacolare la capacità produttiva a fronte di una domanda crescente. Ma si pensi anche al rovescio della medaglia. Più a lungo persisteranno i prezzi elevati, maggiore sarà l’effetto sulla domanda nel medio-lungo termine.

Anche per quanto concerne la raffinazione, ci sono buone ragioni per essere ottimisti. Secondo le stime, la capacità di raffinazione primaria crescerà di 9,0 mb/d tra il 2006 e il 2011. Il Medio Oriente e l’Asia incideranno su questa nuova capacità per 6 mb/d, mentre un ulteriore 1 mb/d, presumibilmente, si avrà nei Paesi OECD.

In questo scenario, mentre la domanda si sposterà su prodotti più leggeri e di maggiore qualità, si stima che l’upgrading capacity crescerà di 2,8 mb/d tra il 2006 e il 2011 e la capacità di desolforazione aumenterà di 4,6 mb/d.

In generale, ci aspettiamo che la capacità di approvvigionamento sarà sufficiente a fronteggiare l’aumento della domanda, e che la crescente capacità di sovrapproduzione, congiuntamente alla nuova capacità di raffinazione, porterà all’abbassamento dei prezzi.

Ovviamente molti sottolineano gli ingenti investimenti richiesti dall’aumento della produzione, dal trasporto e dalla capacità di raffinazione.

Eppure io non credo che i soldi siano un problema.

Piuttosto ritengo che una sarà l’abilità fondamentale: la capacità di gestire progetti di investimento molto corposi, che sono “price sensitive” e richiedono diversi anni per recuperare il capitale investito. La tecnologia e adeguate abilità gestionali saranno elementi chiave nel futuro sia nell’upsteam, sia nel downstream.

Tecnologie e competenze avanzate sono essenziali per aumentare il recupero del petrolio, per salvare i giacimenti petroliferi dal declino, per raffinare oli pesanti e non convenzionali secondo gli standard cost-effective e per trarre da questi quel tipo di prodotti di cui il mondo avrà necessità.

All’Eni abbiamo sviluppato capacità di prim’ordine lungo l’intera catena del valore del petrolio e del gas e riusciamo a sfruttare capacità distintive e competenze tecnologiche avanzate nei business dell’upstream, gas ed energia, downstream, industria chimica, ingegneristica e delle costruzioni.

Siamo una delle poche compagnie petrolifere globali che ha mantenuto e sviluppato internamente abilità e capacità, a livello ingegneristico e di costruzione, per realizzare progetti integrati vasti e impegnativi – attraverso le nostre affiliate Snamprogetti e Saipem.

Insieme ai campioni nazionali OPEC, possiamo sviluppare progetti innovativi per ottimizzare la produzione e la valorizzazione del petrolio.

Eni ha sviluppato un certo numero di tecnologie in grado di rendere ancora più competitive le fasi dell’esplorazione e della produzione, quali ad esempio il “3D Common Reflection Surface Stack”, una nuova tecnologia per investigare il sottosuolo, oppure la trivellazione “Lean Profile”, per realizzare pozzi profondi, verticali o deviati, in condizioni operative difficoltose, come l’ alta pressione e le elevate temperature.

Inoltre possiamo far leva sulla nostra innovativa tecnologia EST (Eni Slurry Technology), che ci consente di sfruttare efficacemente oli pesanti ed ultra pesanti. L’ EST ha grandi vantaggi in termini di flessibilità ed efficienza, conversione totale in distillati di alta qualità – e, ultimoma non meno importante – non produce olio combustibile e coke. Fino ad ora questa tecnologia ha prodotto un guadagno significante per barile se confrontato con le tradizionali opzioni disponibili per raffinazione di oli non convenzionali, quali: Conversione Termica (Delayed Coking), Idroconversione dei residui (Ebullated Bed), oppure una combinazione delle due. E stiamo ancora lavorando allo sviluppo dell’EST, per renderla una tecnologia rivoluzionaria in grado di ottenere la totale conversione del barile in soli distillati medi e benzina.

Naturalmente il petrolio non è l’unica sfida da affrontare.

E’ utile notare che la domanda di gas sta crescendo a ritmi più elevati di quella del petrolio. Nei mercati principali, gli Stati Uniti e l’Europa, il bisogno, in termini di volumi di importazione, crescerà.

Eni è il player n.1 nell’allettante mercato europeo del gas, grazie alla sua lunga esperienza nell’intera catena di valore del gas e alla sua ampia rete di trasporto integrata.
Potremmo aiutarvi nello sfruttamento di riserve remote di gas, attraverso i progetti LNG e GTL, e con la nostra tecnologia High Pressure Transportation per le condutture del gas di lunga distanza.

Abbiamo inoltre sviluppato competenze eccellenti nel business della produzione dell’energia, ambito in cui siamo un operatore attivo in Italia e in ambito internazionale. Possiamo sviluppare tali capacità per aiutarvi a produrre energia elettrica riducendo al contempo le emissioni di gas flaring.

Oltrepassando i confini tradizionali della produzione dell’energia, siamo in grado di offrirvi gli esaurienti Energy Master Plans ed i progetti ad essi correlati. Abbiamo le capacità per concepire iniziative innovative quali, ad esempio, la combinazione di impianti energetici alimentati a gas e unità di energia termica-solare.

Questi sono solo alcuni dei modi in cui vi possiamo aiutare ad accrescere il volume del petrolio e del gas destinati all’esportazione, soddisfacendo efficientemente i vostri aumentati fabbisogni domestici.

In conclusione, è giunta l’ora per un radicale cambiamento del ruolo dell’OPEC nei confronti del mondo.

Oggi i produttori OPEC hanno l’opportunità di divenire esportatori di energia e prodotti, e non più solamente di materia prima – greggio.

Questo è il miglior momento per attuare questa transizione. Un così alto prezzo del petrolio ci offre l’opportunità di investire nel futuro. Ma dobbiamo muoverci in fretta. La storia ci insegna che prima o poi il mercato reagirà. L’improvviso ed inaspettato collasso degli anni ’80, dopo le follie degli anni ’70, è qualcosa che dovremmo tenere bene a mente.

Cogliete l’attimo e scegliete dei buoni partner per sfruttare al meglio l’opportunità che avete. All’Eni speriamo di potervi aiutare a vincere la vostra sfida e raggiungere i vostri obiettivi.

Grazie per la vostra attenzione.”

Paolo Scaroni, Amministratore Delegato Eni

Vedi il video del discorso di Paolo Scaroni – su www.eni.it

Vedi anche l’intervista con Paolo Scaroni al 10° International Energy Forum Opec di Doha