“Rendiamo sicura l’energia” – Discorso di Paolo Scaroni al Workshop Internazionale dell’Aspen Institute

Washington, 5 febbraio 2007
Il tema della sicurezza degli approvvigionamenti energetici è di fondamentale importanza per i Governi, le compagnie energetiche e i consumatori. Paolo Scaroni, AD Eni, affronta separatamente il problema nel mercato del petrolio e in quello del gas. Il settore petrolifero è caratterizzato da una ciclicità che periodicamente fa alzare e abbassare i prezzi del greggio, senza creare problemi di approvvigionamenti. Il rischio di carenza di gas invece è reale, soprattutto in Europa. Secondo Scaroni questo potrebbe essere fronteggiato adottando liberalizzazioni che creino una reale competizione tra i produttori senza indebolire gli operatori esistenti, costruendo infrastrutture GNL e interconnettendo il mercato europeo. Politici e regolatori dovrebbero saper gestire le problematiche legate agli approvvigionamenti con quelle di natura ambientale. Questi provvedimenti limiterebbero la dipendenza dell’Europa dall’estero, ma Gazprom sarà comunque il pilastro della sicurezza energetica in Europa nei prossimi decenni. Per questo, sostiene Scaroni, la politica estera dell’UE e dei Paesi membri deve cercare di stringere solide relazioni con la nuova Russia, ormai sempre più vicina all’Europa e a noi europei, che con i russi condividiamo cultura e radici cristiane. E in questo senso fondamentale è il contributo di società come Eni nel creare legami commerciali e tecnologici volti a garantire la sicurezza energetica.

Istituto Aspen: Workshop Internazionale “Rendiamo sicura l’energia”.

Prima sessione – Sicurezza negli approvvigionamenti e aumento dei costi: l’impatto sulla politica estera americana ed europea.

Lunedì 5 febbraio 2007

Buongiorno signore e signori.

Il tema della sicurezza degli approvvigionamenti energetici sta emergendo come fattore chiave per il futuro – e non soltanto per quelli di noi che lavorano nell’industria del petrolio e del gas. E’ un argomento chiave per i Governi, per il mondo degli affari, e, ovviamente, per i consumatori, poiché tutti fanno affidamento su una fornitura costante di energia.

Oggi, vorrei raccontarvi dove penso nascano i problemi e cosa possiamo fare per risolverli.

La prima domanda da porsi è se dobbiamo preoccuparci sia del gas che del petrolio.
Negli ultimi anni si è parlato di una “crisi del petrolio”, così come di timori riguardanti la scarsità di gas, e le due questioni hanno finito a volte per essere confuse in un unico grande allarme energetico.

Ma la verità è che esistono profonde differenze tra il settore petrolifero e quello del gas.

Nel settore petrolifero, i prezzi relativamente elevati che abbiamo osservato, sono semplicemente il segno di un mercato che funziona ciclicamente. Sono una conseguenza diretta dei prezzi ridotti che abbiamo sperimentato negli anni novanta, che hanno scoraggiato gli investimenti nella produzione e raffinazione.

Ora, il ciclo sta prendendo la direzione opposta. I prezzi del petrolio relativamente alti hanno determinato un rallentamento della richiesta e generato un’ingente quantità di investimenti nell’esplorazione e nella produzione, con un conseguente abbassamento dei prezzi.

Nel mercato del petrolio il problema non riguarda la sicurezza dell’approvvigionamento. E’ semplicemente una questione di prezzo, che aumenta e diminuisce ciclicamente, così come è sempre accaduto.

Tornando al gas, tuttavia, la sicurezza degli approvvigionamenti è un argomento più complesso.

Il primo problema riguarda il consumo. I prezzi bassi del gas che abbiamo sperimentato negli anni novanta, unitamente alla maggiore attenzione riguardo i fattori ambientali, hanno causato un rapido aumento del consumo in tutto il mondo.

Tra il 1998 e il 2005, il consumo globale di gas è aumentato di circa il 3% annuo – quasi il doppio della crescita di consumo del petrolio.

Oggi il gas rappresenta il principale combustibile utilizzato per la generazione di energia in tutto il mondo. Negli ultimi dieci anni, il 90% di tutta la nuova capacità di produzione termica degli Stati Uniti e dell’Europa si è basato sul gas.

Non sorprende che questa “corsa al gas” abbia spremuto le riserve e alzato i prezzi.

Nel 1998, il prezzo del gas nel Regno Unito era di circa 2 $/MBtu. Nel dicembre del 2005, il prezzo medio era salito addirittura a 15 $/MBtu. Persino oggi, quando l’Europa sta attraversando uno degli inverni più miti mai registrati, il prezzo è di circa 6 $/MBtu.

Siamo altamente dipendenti dal gas e stiamo fronteggiando prezzi molto alti.

In un mercato normale con un normale ciclo di produzione, la situazione si correggerebbe in maniera naturale. I prezzi alti porterebbero a maggiori investimenti nell’esplorazione e nella produzione, e alla fine i prezzi scenderebbero di nuovo.

Ma il mercato del gas ha delle regole diverse. Giusto per portarvi un esempio, se qualcuno domani scoprisse un gigantesco giacimento di gas in Sud Africa o in Australia, la nuova scoperta non avrebbe assolutamente impatto sulla fornitura e sul prezzo del gas in Europa o in US almeno per un decennio. Questo è il tempo necessario per la realizzazione le infrastrutture – in questo caso terminali LNG – necessarie per trasportare il gas da dove lo si estrae fino a dove lo si consuma.

Oggi il gas è ancora in gran parte trasportato da Paesi vicini tramite gasdotti.

Questo modello punto-punto impedisce al mercato del gas di divenire globale come quello del petrolio. Infatti, a livello mondiale, abbiamo soltanto una serie di mercati regionali del gas, di cui i più grandi sono l’Europa e gli US.

Ovviamente, questi mercati sono molto diversi l’uno dall’altra.

In primo luogo, l’Europa non possiede molti giacimenti di gas propri. Sebbene consumi il 20% del gas mondiale, detiene soltanto il 2% delle riserve globali.

Il gas arriva in Europa principalmente da Paesi limitrofi tramite gasdotti. Tra questi, Russia e Algeria, attraverso le due compagnie di stato Gazprom e Sonatrach, vantano più del 60% delle importazioni totali – e presumibilmente aumenteranno ulteriormente la loro quota.

Ovviamente, la struttura del mercato europeo del gas conferisce un enorme potere alla Russia e all’Algeria.

La situazione negli Stati Uniti è molto più equilibrata. Il Nord America è praticamente autosufficiente, e importa solo il 3% del gas consumato.

Ma il mercato europeo del gas non è complesso solo dal punto di vista strutturale; infatti alcuni problemi sono stati aggravati da scelte politiche inadeguate.
In Europa, i politici e i regolatori si sono focalizzati sulla liberalizzazione del mercato interno – importando il modello americano, ma dimenticando che , a differenza degli Stati Uniti, l’Europa continentale non è autosufficiente per quanto riguarda gli approvvigionamenti di gas.

Come ha detto recentemente un politico europeo: “non serve a molto creare un mercato interno perfetto se i fornitori dello stesso mercato stanno creando un perfetto oligopolio”. Peggio, frammentando il potere dei compratori la liberalizzazione in Europa sta dando ancora più potere ai fornitori, creando una tendenza che favorisce l’aumento invece che la diminuzione dei prezzi.

In Europa, i consumi di gas continuano a crescere, a causa della generazione di energia elettrica tramite gas, la chiusura degli impianti nucleari, e la necessità di rispettare gli obiettivi di Kyoto, che significa più carbone e meno gas.

Considerando questa crescita nella domanda, e la diminuzione di produzione, le importazioni di gas dovranno aumentare di circa 200 bcm entro il 2014.

Dove troveremo tutto quel gas?

Circa 80 bcm arriveranno in Europa attraverso nuovi gasdotti, tra cui il gasdotto nordeuropeo che proviene dalla Russia. Gli altri 120 bcm dovranno arrivare in Europa in forma di gas liquefatto.

Questa è una quantità astronomica.

Questo significherebbe dover realizzare circa 15 nuovi rigassificatori per un investimento di circa 10 miliardi di euro. Chiunque abbia cercato di costruire anche un solo rigassificatore in Europa è consapevole della difficoltà che questo comporta.

A questo punto sarebbe necessario costruire anche 15 nuovi impianti di liquefazione, per un investimento di 40 miliardi di euro, da realizzare in Paesi “ difficili”, quali Indonesia, Nigeria and Angola. Inoltre l’Europa dovrebbe competere per il gas liquido con il resto del mondo, in particolare con la “vecchia” Asia (Giappone e Sud Corea) e la “nuova” Asia (Cina e India) che sono sempre più affamate di energia, e in particolare di gas.

Il rischio è chiaro. In Europa potremmo dover affrontare una carenza di gas.

Esistono 4 modi per ridurre questo rischio.

1. Primo, l’Europa deve capire che le liberalizzazioni funzionano solo quando anche i produttori competono tra loro. Quando i produttori si trovano al di fuori del mercato liberalizzato – come nel caso di Gazprom e Sonatrach in Europa – ogni tentativo di indebolire gli operatori esistenti porterà a prezzi più alti e a minori investimenti nelle infrastrutture.

2. Secondo, dobbiamo impegnarci per costruire infrastrutture GNL, perché questa è l’unica maniera in cui possiamo trasformare il mercato del gas regionale in un mercato che sia davvero globale.

3. Terzo, dobbiamo interconnettere il mercato europeo, affinché il gas possa essere convogliato ovunque sia necessario. Dobbiamo creare una rete di trasporto pan-europea.

4. Quarto, la domanda deve essere gestita da politici e regolatori, che dovrebbero fornire incentivi adeguati a favore della molteplicità delle risorse e dell’efficienza energetica, bilanciando le problematiche ambientali con la sicurezza energetica. Penalizzare l’uso del carbone o dell’energia nucleare, in un momento in cui la fornitura di gas è limitata, renderà più complicato raggiungere la sicurezza negli approvvigionamenti.

Questi 4 accorgimenti limiteranno i rischi di una carenza di gas, ma non avranno influenza sul fatto che l’Europa continuerà a dipendere dall’Algeria e dalla Russia.

Gazprom in particolare sarà il pilastro della sicurezza energetica in Europa nei prossimi decenni.

La politica estera di ciascun Paese europeo, e naturalmente della UE, dovrebbe cercare di creare dei legami solidi con la Russia. La nuova Russia si vuole avvicinare all’Europa. Attraverso l’Europa vuole ottenere stabilità politica e rispetto. Cerca di proteggere la Siberia e capitalizzare le sue risorse immense, modernizzando il Paese con una enorme iniezione di tecnologia occidentale.

Noi europei abbiamo molto in comune con i Russi: una lunga storia, una cultura condivisa e i valori delle nostre radici cristiane. E’ su queste basi che i nostri leader devono costruire una Europa allargata, prosperosa, e certa della propria sicurezza energetica.

E’ compito delle principali società energetiche, come Eni, operare accanto ai politici europei per creare i legami commerciali e tecnologici con la Russia che contribuiscano alla nostra sicurezza energetica.

 

 

Grazie per la vostra attenzione.