L’Eni non lascerà l’isola

Nuova Sardegna

SASSARI. «Non molliamo Porto Torres, agiamo con correttezza e trasparenza e confermiamo l’investimento di 100milioni di euro. Alcune cose le stiamo già facendo e vanno nella direzione di migliorare l’efficienza e la compatibilità ambientale. Trasferire personale da un impianto fermo a uno che è in esercizio non è gettare benzina sul fuoco. E su Vinyls in fondo sono ottimista: martedì, nell’incontro promosso al ministero dello Sviluppo economico credo che possano anche arrivare i chiarimenti chiesti dal Governo sulla posizione assunta da Ramco».

Alberto Maria Alberti, amministratore delegato di Polimeri Europa, uomo Eni da più di trent’anni, ingegnere chimico con grande esperienza di questioni energetiche, parla di Vinyls, di mercato, di accordi e di progetti da attuare nello stabilimento petrolchimico di Porto Torres.
«Ero lì al Ministero il 5 maggio, quando alla fine della riunione è stato redatto quello che per tutti era qualcosa più di un verbale di incontro. Obiettivamente siamo usciti con la convinzione che le posizioni di Eni e Ramco non fossero così distanti. Insomma, per noi era fatta. Mancava davvero poco per l’accordo finale».
– Invece Ramco ha fatto marcia indietro e annunciato la rinuncia all’operazione Vinyls. La lettera inviata al Ministero sembra lasciare pochi margini di recupero, non le pare?
«Da quel giorno a domani è trascorso del tempo, può essere che ci siano state delle incomprensioni, ritengo non con noi che abbiamo dato piena disponibilità per la parte che ci è stata chiesta. Con un po’ di buona volontà si può anche ricucire. Immagino che si stia lavorando in questa direzione: non posso dire al 100 per cento se cambierà la situazione. C’è qualcosa che è successa e che noi non sappiamo, ma è evidente che c’è una condizione di disagio che va chiarita. E questo può avvenire al tavolo ministeriale già domani».
– In compenso rimbalza nuovamente la voce che l’Eni è decisa a mollare lo stabilimento di Porto Torres. E’ l’ultimo atto per la chimica sarda?
“Non è vero, non scappiamo. Non si fanno accordi per investire 100milioni di euro se si è deciso di andare via, non avrebbe alcun senso».
– Cumene e fenolo però non ripartono, e il quadro economico del petrolchimico ne risente pesantemente. Che strategia è questa?
«E’ vero, posso anticipare che non ci sono le condizioni di mercato per il riavvio. C’è stato qualche debolissimo segnale di ripresa, ma il problema è legato all’acetone che non ha mercato. E questo fa cadere l’intera filiera. Lo stabilimento oggi è al 60 per cento e ci sono studi che confermano che può restare in marcia anche senza la filiera del fenolo».
– Ci sono altri handicap sui quali Polimeri può lavorare per un piano di rilancio della fabbrica turritana?
«C’è una criticità evidente di logistica in uscita che altri non hanno. I prodotti infatti non sono vendibili in Sardegna e dall’isola devono partire perchè non si chiude la filiera. E questo è un vecchio problema.
– Il contestato accordo siglato con i sindacati nazionali alla fine dello scorso anno indica verifiche, impegni e risorse. A che punto è l’attuazione?
«Siamo già partiti con alcuni lavori sui pozzi degli aromatici e ci prepariamo, dal prossimo mese, a una serie di operazioni di ammodernamento dei forni del cracker. Non è cosa da poco. Proseguiremo con la centrale elettrica, punto dolente perchè vecchia e con parecchi problemi: sono previsti lavori per rifare le caldaie e migliorare efficienza e compatibilità ambientale. Non sono iniziative di chi sta per abbandonare il sito».
Intanto andate allo scontro con il sindacato annunciando trasferimenti di personale non concordati. Che senso ha?
«E’ una iniziativa sensata, non certo per gettare benzina sul fuoco. Abbiamo 24 lavoratori che attualmente non sono impegnati, per cui ci è sembrato utile, anche per loro, indicare una fase di formazione che consentirà di inserirli in settori (come il cracker che è il cuore dello stabilimento) dove ci sono situazioni di forte sofferenza nell’organico dei turnisti. Cominciamo con i primi 8, gli altri 16 entro giugno».
– La chimica si salva o si punta solo ad allungare l’agonia?
«Noi ci siamo, abbiamo preso impegni con un accordo. E da lì partiamo».

Gianni Bazzoni

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