Aspen Institute, Roma, 8 luglio 2006
I processi di liberalizzazione del mercato del gas sui quali l'Europa e l'Italia hanno concentrato i propri sforzi negli ultimi 8 anni ''si rivelano inefficaci''.Ad esserne convinto è l'AD Eni Paolo Scaroni, che sottolinea la necessità di una nuova strategia rispetto alle sfide poste dal comportamento dei Paesi fornitori di gas attraverso le grandi società oligopolistiche pubbliche.
"Vorrei parlarvi oggi di un argomento che è diventato uno dei più importanti temi di governance globale dei nostri tempi: l’approvvigionamento energetico mondiale. Non c’è dubbio che al top dell’agenda degli incontri dei leader di tutto il mondo ci sia in questo momento il tema della governance dell’energia, del petrolio che ha raggiunto prezzi impensabili fino a qualche anno fa, ma soprattutto del gas naturale il cui mercato, più di ogni altro mette in evidenza, tutti insieme temi economici, politici, ed addirittura strategico militari.
Non è un caso che l’energia sia il tema principe del vertice G8 di San
Pietroburgo della prossima settimana.
E poi, le tematiche dell’approvvigionamento energetico non appassionano più
soltanto gli addetti ai lavori, ma hanno assunto grande visibilità per
l’opinione pubblica: il consumatore europeo ha appreso, l’inverno scorso, che la
crisi politico economica tra Russia e Ucraina, che trae origine dalla
disgregazione dell’Unione Sovietica, può avere un effetto immediato sulla sua
vita di tutti i giorni.
Il gas, è diventato un combustibile “pregiato” per le sue qualità ambientali
e per le ampie possibilità di utilizzo: dall’industria al settore
termoelettrico, agli usi civili, alla chimica, all’autotrazione, ma questa
fortuna è un fatto recente. Ai tempi di Mattei, la scoperta di gas era vissuta
come una iattura più che come un successo perché il gas era considerato un
sottoprodotto del petrolio, buono quasi soltanto per essere bruciato ai pozzi.
Da allora, nell’arco di cinquant’anni, il peso e il valore del gas fra le fonti
di energia primaria sono cresciuti dapprima nei settori civile e industriale,
dove il gas ha progressivamente rimpiazzato il gasolio e l’olio combustibile e
poi, in anni più recenti con l’utilizzo massiccio nella generazione elettrica.
L’impiego del gas in centrali elettriche a ciclo combinato ha rappresentato un vero breakthrough tecnologico: il rendimento elevatissimo di queste centrali accoppiato all’efficienza ambientale ha rappresentato il volano della crescita dell’impiego del gas nel settore elettrico. Questa scelta di elettricità da gas è stata un fenomeno globale: pensate che negli Stati Uniti fra il 1998 e il 2005 le centrali a gas hanno rappresentato il 95% del totale della nuova capacità termoelettrica. E in Europa le centrali a gas hanno rappresentano il 75% della nuova capacità termoelettrica costruita negli ultimi 10 anni.
In un contesto di disponibilità pressoché illimitata di gas a prezzi bassi l’impiego massiccio del gas nella generazione elettrica è stata per paesi come l’Italia una scelta logica. Non so se sia stata una scelta anche saggia ma, in un contesto di rifiuto del nucleare e di diffidenza verso il carbone, lo sviluppo della capacità a gas è stata forse una scelta obbligata. Oggi l’Italia, unico paese al mondo che produce da gas il 60% della sua elettricità, deve affrontare un contesto di mercato radicalmente cambiato.
Infatti, mentre il consumo del gas cresce a tassi mai visti prima, l’offerta non ha una dinamica altrettanto vivace.
Dal 2003, l’abbondanza di gas di un tempo e i bassi prezzi si sono trasformati in scarsità relativa e prezzi stellari. Vi faccio un esempio: il prezzo al National Balancing Point per mille metri cubi di gas nel 1998 si aggirava intorno ai 60 euro. Per la stessa quantità, nel 2000 il prezzo era mediamente di 100 euro, nel dicembre 2005 il prezzo medio è stato di 465 euro. Con la fine della stagione fredda, i prezzi sono tornati intorno ai 180 euro, ma il future a gennaio 2007 è risalito al prezzo stratosferico di 500 euro per mille metri cubi.
Soltanto di recente i legislatori nazionali e sovranazionali hanno iniziato a ripensare le scelte di politica energetica fin qui compiute, per adeguarle a un contesto di scarsità di gas. Gli Stati Uniti, per esempio, hanno saputo rispondere con prontezza all’emergenza varando - già con l’Energy Bill dell’estate 2005, incentivi alla generazione elettrica non alimentata a gas (a carbone, nucleare e da fonti rinnovabili) e di promozione dell’efficienza energetica.
Anche l’Europa deve porsi il problema politico della sicurezza degli approvvigionamenti, tanto più che si delinea in modo sempre più netto uno scenario di aspra competizione fra paesi consumatori per accaparrarsi i futuri approvvigionamenti di gas.
Con la convergenza dei mercati regionali del gas verso un unico mercato globale del GNL, infatti, si sta scatenando una competizione per le forniture: chi avrà disponibilità di gas liquido, la indirizzerà verso il mercato disposto a pagare meglio. E i paesi europei saranno nella scomoda condizione di paesi compratori in un mercato del venditore.
Lanciamo uno sguardo allo scenario che abbiamo di fronte a noi per il mercato
del gas in Europa ed in Italia.
Iniziamo dal fabbisogno europeo. Nel caso di ulteriore forte crescita della
domanda, sostenuta da politiche energetiche e ambientali che scoraggiano carbone
e nucleare e tenendo conto del declino delle produzioni interne avremo un
fabbisogno incrementale al 2012 di circa 200/220 mld mc.
Si tratta di volumi enormi e la domanda cruciale che dobbiamo farci è: Dove
troveremo tutto questo gas?
Una parte di questa domanda incrementale potrà essere soddisfatta tramite
importazioni via tubo, circa 90 mld mc. Questo vuol dire che gran parte dei
nuovi approvvigionamenti dovrà arrivare in Europa via GNL.
Anche ammettendo che in Europa riuscissimo a costruire la capacità di
rigassificazione necessaria (circa 12 rigassificatori), per ricevere il GNL
resta il problema della disponibilità del gas e della capacità di liquefazione.
Questo è il vero collo di bottiglia della catena GNL. Per soddisfare il
fabbisogno europeo di GNL al 2012 - circa 110-130 mld mc - dovremmo riuscire a
contrattare per l’Europa tutta la capacità di liquefazione mondiale (esistente e
potenziale) ancora libera. Ma una volta che l’Europa riuscisse ad accaparrarsi
tutta la capacità di liquefazione disponibile, chi alimenterebbe la crescita dei
consumi della Corea, di Taiwan, del Giappone, degli Stati Uniti e anche di Cina
e India?
Anche l’Italia è parte del problema europeo con l’aggravante di usare il gas più
di tutti.
La domanda italiana di gas al 2012 sarà di circa 15 mld mc più alta di quella
attuale
A fronte di questa crescita dei consumi, Eni già ben prima del 2012 avrà
realizzato i potenziamenti del TAG e del TTPC per 13 mld mc all’anno di nuova
capacità di importazione destinata a operatori terzi, cui si aggiungono 4 mld
mc/a di incremento di capacità sul TAG - già programmati da anni. Inoltre, al
2012 dal Greenstream libico opportunamente potenziato arriverà una capacità di
trasporto aggiuntiva di circa 6 mld mc all’anno.
A questi 23 mld di mc di capacità di trasporto aggiuntiva via tubo bisogna
aggiungere il GNL che arriverà al terminale di Rovigo dalla Exxon e di un
possibile nuovo terminale che mi auguro sia di ENI, per una capacità di
importazione complessiva di ulteriori 16 mld mc/a.
In sintesi, al 2012 avremo una capacità di importazione incrementale rispetto al
2005 di circa 40 mld mc all’anno, a fronte di un incremento di domanda di 15 mld
mc al 2012.
Tutto bene dunque? Abbiamo risolto i nostri problemi di approvvigionamento
del gas? Non proprio.
Nessuno ci garantisce che Gazprom e Sonatrach vorranno continuare ad accrescere
il livello di fornitura del loro gas all’Italia e non ambiscano piuttosto a
conquistare mercati con prospettive di crescita più sostenuta, per diversificare
i loro mercati di sbocco e impadronirsi di spazi e margini maggiori.
Tutti i segnali che riceviamo dal mercato ci indicano che i nostri fornitori oligopolisti non vogliano aumentare i volumi del gas venduto al nostro paese ma mirino piuttosto ad accrescerne il valore con prezzi più alti e l’accesso diretto al mercato finale fino possibilmente a staccare la bolletta ai nostri concittadini.
E di fronte a questo scenario i processi di liberalizzazione sui quali
l’Europa e l’Italia hanno concentrato sforzi ed energie negli ultimi 8 anni si
rivelano inefficaci. Ci vuole una nuova strategia rispetto alle nuove sfide
poste dal comportamento dei nostri fornitori, grandi società oligopolistiche
pubbliche.
Non posso a questo punto non fare un accenno al prezzo del gas in Italia per
sfatare un mito duro a morire: si dice in molte sedi - anche istituzionali - che
il prezzo del gas nel nostro paese sarebbe fra i più alti in Europa.
Vorrei ristabilire la verità: il prezzo italiano del gas per il settore civile
al netto delle tasse è il più basso fra i principali paesi europei importatori:
Francia, Germania e Spagna.
Per quanto riguarda il settore industriale, il prezzo pagato dai clienti
italiani è il più basso fra i paesi importatori per la piccola industria, e
comunque inferiore alla media per la media industria. Soltanto la grande
industria può legittimamente esprimere qualche lamentela.
Ciò detto, e mi scuserete sull’inciso sul prezzo del gas in Italia ma il tema mi sta davvero a cuore, voglio tirare qualche conclusione su come l’Europa e l’Italia possono affrontare un futuro nel quale di gas ce ne sarà poco, ci sarà molta concorrenza tra paesi e continenti per gli approvvigionamenti, sarà quindi costoso e rimarrà nelle mani di grandi società controllate da governi le quali, nella migliore delle ipotesi cercheranno, a nostre spese, di massimizzare il valore di questo combustibile che è divenuto essenziale per la nostra vita.
La soluzione del problema della sicurezza degli approvvigionamenti non è cosa né immediata né semplice. Ma ci sono 4 cose che possiamo fare da subito:
- Occorre realizzare le infrastrutture GNL e di stoccaggio, come presupposto per migliorare la sicurezza e la flessibilità del sistema di approvvigionamento del gas in Europea ed in Italia moltiplicando il numero dei fornitori.
- Bisogna interconnettere i singoli mercati nazionali in modo da permettere il convogliamento di volumi là dove si creino deficit di offerta.
- Accanto agli interventi per l’incremento dell’offerta, occorre governare anche la domanda, incentivando la diversificazione delle fonti e l’efficienza nell’uso dell’energia, sulla linea di quanto stanno facendo gli Stati Uniti.
- Infine, occorre contemperare le esigenze di tutela ambientale con quelle di sicurezza energetica, poiché, inevitabilmente, questi due vincoli sono interdipendenti. È evidente che penalizzare il carbone o il nucleare in uno scenario di scarsità di gas amplifica in modo drammatico il problema. "
Paolo Scaroni, CEO, Eni