<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
<feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom">
  <title>Eventi ENI: Outlook</title>
  <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.eventi-eni.it/outlook/" />
  <link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.eventi-eni.it/outlook/atom.xml" />
  <id>tag:www.eventi-eni.it,2008:/outlook//3</id>
  <updated>2006-12-13T14:09:10Z</updated>
  <subtitle>Eni di oggi e del futuro, il suo ruolo internazionale e i suoi successi.</subtitle>
  <generator uri="http://www.sixapart.com/movabletype/">Movable Type 3.33</generator>
 
<entry>
  <title>La strategia delle sfide - di Paolo Scaroni</title>
  <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.eventi-eni.it/outlook/strategia-delle-sfide-di-paolo-scaroni.php" />
  <id>tag:www.eventi-eni.it,2006:/outlook//3.60</id>
    
  <published>2006-12-04T10:14:05Z</published>
  <updated>2006-12-13T14:09:10Z</updated>
    
  <summary>Paolo Scaroni illustra l&apos;Eni di oggi e del futuro, il suo ruolo internazionale e i suoi successi. </summary>
  <author>
    <name>Eni</name>
    
  </author>
  
  
  <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.eventi-eni.it/outlook/">
    <![CDATA[<p><strong>Eni di oggi e del futuro, il suo ruolo internazionale e i suoi successi. 
l’evoluzione delle scelte e delle innovazioni di Enrico Mattei nelle parole 
dell’amministratore delegato.</strong></p>

<p>Non ho conosciuto Enrico Mattei, se non indirettamente attraverso le 
<img align="left" vspace="4" hspace="4" alt="Enrico Mattei" src="http://www.eventi-eni.it/outlook/mattei/mattei_3.jpg" width="166" height="119" />
testimonianze di quanti hanno vissuto lo sforzo creativo della nascita 
dell’azienda nel 1953; ma conosco ormai abbastanza bene Eni da avvertire che 
alcuni brillanti risultati di oggi sono il frutto – plasmato negli anni – di 
idee e ambizioni che furono proprie dei primi anni della storia dell’azienda. Mi 
riferisco in particolare a tre straordinari pilastri sui quali il fondatore Eni 
ha costruito un’impresa e un’idea di impresa straordinariamente moderne e 
avanzate: l’avvio dell’industria del gas in Italia con almeno un decennio di 
anticipo rispetto all’Europa, il tentativo di costruire nuovi rapporti di 
collaborazione con i paesi produttori, la modernizzazione della cultura 
d’impresa italiana. ]]>
    <![CDATA[<p>Io ritengo – ma non sono il solo – che queste innovazioni 
abbiano contribuito a cambiare la storia economica dell’Italia e a dotare Eni di 
un carattere proprio che la differenzia ancora dalla gran parte dei suoi 
concorrenti. L’intuizione di Mattei di avviare lo sfruttamento del gas italiano 
prodotto e la metanizzazione del Paese è forse la più importante fra queste, 
anche se nacque da un “incidente”: l’Agip aveva cercato petrolio in Val Padana, 
ma aveva trovato il gas. </p>
<p>Per le società petrolifere del tempo, il ritrovamento di gas era considerato 
una iattura (e lo sarebbe rimasta a lungo) perché di fatto non esisteva un 
mercato del gas. Basti pensare che in tutta Europa il gas rappresentava meno 
dell’1% dell’energia complessivamente utilizzata. Mattei – comprendendo le 
potenzialità del settore – iniziò a posare tubi che portassero il gas ai 
principali centri di consumo del nord Italia. </p>

<p>La disponibilità di energia a 
basso costo fu per la rinascente industria italiana un catalizzatore di 
sviluppo, capace di sostenere il miracolo economico che avrebbe garantito al 
paese tassi di crescita fra i più alti d’Europa fra il 1957 e il 1962. Alla fine 
degli anni Cinquanta, l’Italia aveva già una rete di trasporto del gas di 6.000 
km, la più estesa al mondo in rapporto al territorio e alla popolazione, la 
terza in termini assoluti dopo Usa e Urss. Il gas con la cosiddetta “rendita 
metanifera” rimase per decenni la fonte principale di utili per Eni, consentendo 
il finanziamento dello sviluppo all’estero anche nelle attività upstream. Da 
allora e fino alla fine del decennio scorso, Eni ha pienamente realizzato la sua 
missione di garantire la sicurezza energetica del Paese, dotando l’Italia di uno 
dei migliori sistemi infrastrutturali del gas al mondo, cosa piuttosto insolita 
in un paese come il nostro che non spicca certo per la qualità delle 
infrastrutture. </p>

<p>Ma il panorama è radicalmente cambiato. La liberalizzazione ha tolto a Eni la 
missione pubblica di garantire la sicurezza dell’approvvigionamento di gas per 
l’Italia, e il peso delle attività midstream e downstream gas italiane nel 
portafoglio Eni si è drasticamente ridotto. Oggi quelle attività contribuiscono 
all’utile operativo Eni per meno del 15% e sono, invece, le attività 
internazionali della compagnia a finanziare la crescita. Nondimeno, lo stimolo 
del modello offerto da Mattei consiste nel trasferire su scala globale i 
successi realizzati in campo nazionale, con la riproposizione di grandi progetti 
integrati in paesi dotati di riserve ma privi delle risorse necessarie a 
svilupparle e in nuovi mercati a elevato potenziale di crescita ma carenti di 
capacità infrastrutturale. Questo non vuol dire che l’Italia non sia più 
importante per noi. Ma soprattutto non significa che noi non siamo più 
importanti per l’Italia. Al contrario, continuo a credere fermamente che Eni sia 
forse il solo soggetto italiano in grado di confrontarsi alla pari con i grandi 
paesi produttori. E un rapporto di collaborazione paritaria con i paesi 
fornitori di gas è e sarà cruciale per garantire all’Italia approvvigionamenti 
certi a prezzi competitivi. Anche il secondo importante pilastro dell’eredità di 
Mattei nasce in realtà da una condizione di svantaggio. L’Italia era un paese 
povero di risorse energetiche e relegato a un ruolo marginale sul piano 
internazionale. Il mondo del petrolio era dominato da sette grandi società 
petrolifere an-glo-americane – le cosiddette “Sette Sorelle” – che avevano di 
fatto il monopolio delle forniture di greggio all’Europa occidentale. Per 
ottenere il suo “posto al sole” in un panorama di spazi molto limitati, Mattei 
propose un nuovo sistema di relazioni contrattuali con i paesi produttori. Tale 
sistema garantiva a questi ultimi sia una maggiore partecipazione ai profitti 
dalla produzione petrolifera, sia il coinvolgimento paritario nella guida delle 
attività di estrazione e commercializzazione del greggio: innovazioni radicali 
rispetto agli equilibri su cui poggiava il potere delle “Sette Sorelle”. </p>
<p>La fine prematura della vicenda umana di Mattei non gli consentì di 
raggiungere i risultati sperati. Nel 1962, alla morte di Mattei, Eni produceva 
meno di 160.000 boe/giorno di idrocarburi, di cui 120.000 erano costituiti dal 
gas prodotto in Italia. All’estero erano attivi soltanto 18 pozzi petroliferi. 
Mattei riuscì comunque a seminare il terreno sul quale Eni negli anni successivi 
ha costruito non solo la sua reputazione unica di impresa comunque “diversa”, ma 
è riuscita a espandersi decennio dopo decennio fino a diventare la sesta 
compagnia petrolifera mondiale. A inizio 2006, Eni produce oltre 1,8 milioni di 
barili giorno in oltre 20 paesi e ha costruito solide basi nelle aree produttive 
a maggiore potenziale di crescita al mondo. Ma oggi, come ieri, la “formula 
Mattei”, intesa come la capacità di uscire fuori dagli schemi e immaginare 
soluzioni innovative per cooperare con i paesi produttori, è la vera sfida per 
Eni e per tutta l’industria petrolifera. In un contesto di accesa competizione, 
in cui le imprese petrolifere internazionali possono accedere a meno del 20% 
delle riserve provate di idrocarburi, è necessario tornare all’approccio di 
Mattei per allacciare nuovi rapporti con i paesi produttori. Ancora una volta, 
Eni seguirà la strada della collaborazione e della comprensione, cercando 
soluzioni innovative che vadano incontro alle necessità del paese produttore, 
pur perseguendo al contempo i propri obiettivi di business. In quest’ottica 
rientrano i grandi progetti integrati lungo la filiera oil&amp;gas – dalla 
produzione, al trattamento e trasporto, fino agli impieghi finali a scopi 
industriali – che consentono l’accesso alle riserve di idrocarburi così come lo 
sviluppo industriale del paese produttore. La conduzione di tali progetti farà 
leva sulla disponibilità di un unicum di competenze ingegneristiche e 
tecnologiche che rappresenta un importante vantaggio competitivo per Eni 
rispetto ai suoi concorrenti. Un vantaggio che trae le sue origini proprio nel 
disegno concepito da Mattei di dotare Eni di capacità tecniche di eccellenza al 
servizio delle attività petrolifere, attraverso le società Saipem e 
Snamprogetti. Il terzo grande pilastro della creazione di Mattei ha un carattere 
più filosofico e metodologico, poiché riguarda lo spirito di modernità con cui 
egli seppe interpretare il concetto di impresa, uscendo ancora una volta al di 
fuori di schemi precostituiti e conosciuti. Tanto per cominciare, Mattei disegnò 
la struttura organizzativa Eni secondo i più moderni precetti della scienza 
organizzativa sviluppati negli Stati Uniti, e a tal fine si rivolse al miglior 
esperto dell’epoca (la società Booz Allen). Nel formare la sua squadra, Mattei 
volle le intelligenze più brillanti dell’epoca e non ebbe timore di affidare 
incarichi di responsabilità ai giovani. Mattei promosse anche una serie di 
interventi architettonici assolutamente innovativi, come il centro direzionale 
di Metanopoli e il palazzo Eni a Roma, affidandosi ai migliori esperti di 
architettura dell’epoca. </p>
<p>Non solo. Egli dedicò molta attenzione alla formazione specialistica del 
personale e creò nel 1957 la Scuola Superiore per gli Idrocarburi che, a partire 
dal 1969, prese il suo nome. Molti dei ragazzi stranieri, che hanno frequentato 
la scuola nel corso degli anni, hanno assunto ruoli importanti nei paesi di 
provenienza e mantenuto solide relazioni di collaborazione con Eni. Ancora oggi 
la società continua ad attribuire una grande importanza allo sviluppo sia delle 
competenze e conoscenze tecniche dei suoi professionisti sia dell’attitudine a 
lavorare in contesti culturali internazionali. Naturalmente, in oltre 
cinquant’anni di storia il contesto di riferimento è totalmente cambiato: sono 
cambiati l’Italia, il mondo, i concorrenti, i temi geopolitici, le logiche di 
business. Soprattutto è cambiata Eni, allora ente di Stato nella sua infanzia, 
finanziato dal denaro pubblico, oggi una delle più grandi società petrolifere al 
mondo, quotata alle borse di Milano e New York. Sarebbe ingenuo riproporre lo 
stile di Mattei e affrontare le sfide di oggi come lui fece con quelle del 
passato. La vera eredità che Mattei ci lascia, quindi, è il messaggio, la 
lungimiranza, la capacità di affrontare i problemi e anche le sconfitte in modo 
innovativo, la volontà di compiere scelte audaci per costruire il futuro. E su 
questo messaggio – tuttora presente nel patrimonio genetico Eni vale la pena di 
investire ancora per alimentare con nuova linfa lo sviluppo di domani.</p>

<p><strong>Paolo Scaroni, Amministratore Delegato Eni</strong></p>]]>
  </content>
</entry>
<entry>
  <title>La cultura dell&apos;energia - di Roberto Poli e Paolo Scaroni</title>
  <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.eventi-eni.it/outlook/cultura-energia-di-poli-scaroni.php" />
  <id>tag:www.eventi-eni.it,2006:/outlook//3.61</id>
    
  <published>2006-11-30T10:29:34Z</published>
  <updated>2006-12-13T14:10:41Z</updated>
    
  <summary>Paolo Scaroni presenta il primo volume dell’Enciclopedia degli Idrocarburi, edita dall’Istituto dell’Enciclopedia italiana Treccani.</summary>
  <author>
    <name>Eni</name>
    
  </author>
  
  
  <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.eventi-eni.it/outlook/">
    <![CDATA[<p><strong>È stato pubblicato il primo volume dell’Enciclopedia degli Idrocarburi, edita 
dall’Istituto dell’Enciclopedia italiana Treccani e promossa dall’Eni. Ecco la 
presentazione dell’opera firmata da Presidente e Amministratore Delegato del 
Gruppo.</strong></p>

<p>Gli idrocarburi sono stati nel ventesimo secolo e rimarranno nei prossimi 
<img alt="Piattaforme" align="left" vspace="4" hspace="4" src="http://www.eventi-eni.it/outlook/cultura_energia.jpg" width="172" height="106" />
decenni la fonte energetica di gran lunga più importante, motore dello sviluppo 
economico e industriale, fattore determinante dell’organizzazione sociale, 
materia prima strategica al cui destino si sono strettamente intrecciati 
alleanze, conflitti, questioni geopolitiche e di sicurezza.<br>
Nessun altro settore dell’economia presenta livelli paragonabili di complessità 
e di incertezza ed è in grado di giocare un ruolo altrettanto rilevante sullo 
scacchiere internazionale. Conoscere il mondo degli idrocarburi, la loro storia, 
le caratteristiche tecniche e le prospettive costituisce una chiave di lettura 
indispensabile per la comprensione dei sistemi internazionali attuali e del loro 
sviluppo futuro.<br>
]]>
    <![CDATA[<p>L’Enciclopedia degli Idrocarburi dell’Eni nasce con lo scopo di offrire al 
lettore, specialista e non, una visione chiara e dettagliata di questo settore, 
affrontando gli aspetti relativi alle vicende storiche, le conoscenze 
scientifiche, gli elementi e le interrelazioni attraverso cui si articola la 
catena del valore dell’industria oil and gas, gli sviluppi tecnologici in atto e 
prevedibili, gli aspetti economici e giuridici che ne influenzano le 
prospettive.</p>

<p>La prima edizione di quest’opera fu voluta da Enrico Mattei – fondatore e 
primo presidente dell’Eni, allora E.N.I. (Ente Nazionale Idrocarburi) – che, 
introducendo nel 1962 l’Enciclopedia del Petrolio e del Gas Naturale, ne 
sottolineava i caratteri di innovatività tecnico-scientifica, di necessità 
strategica e di urgenza ideale. Innovatività scientifica, in quanto prima 
raccolta approfondita e sistematica di monografie nel campo degli studi sulla 
ricerca e sulla utilizzazione degli idrocarburi nei vari settori industriali e 
delle cognizioni tecnologiche alla base dell’industria petrolifera. Necessità 
strategica per un paese – l’Italia di allora, “comparsa per ultima sulla scena 
petrolifera mondiale” – nel quale l’Eni radicava profondamente la propria 
missione di contribuire allo sviluppo economico nazionale, operando attivamente 
a livello internazionale.</p>
<p>Urgenza ideale, infine, per l’esigenza di illustrare le “intraprese e le 
figure degli uomini che alla valorizzazione di questa sostanza hanno dedicato le 
loro migliori energie” e per concretizzare la vocazione alla diffusione delle 
conoscenze in quanto obiettivo connaturato al successo industriale. Nei 
cinquant’anni della sua storia, iniziata all’indomani della fine della Seconda 
Guerra Mondiale in un’Italia povera di materie prime, l’Eni è diventata una 
delle principali compagnie internazionali del petrolio e del gas del mondo, oggi 
presente in circa settanta paesi dove opera in modo responsabile verso i propri 
stakeholder, investendo nelle persone e nella loro valorizzazione, partecipando 
allo sviluppo sostenibile attraverso l’integrazione dei temi sociali e 
ambientali nel processo di crescita.<br>
Guardando indietro alle fasi di inizio delle attività, appaiono nelle loro reali 
dimensioni la misura del percorso compiuto dall’Eni e la sua capacità di 
affrontare con successo le numerose sfide che hanno costellato tale cammino. Il 
patrimonio tecnologico, imprenditoriale e culturale costruito sino a oggi 
costituisce un requisito indispensabile per affrontare con successo le nuove, 
complesse prospettive del futuro.<br>
All’inizio del nuovo millennio, il sistema energetico appare oscillare tra due 
estremi. Da un lato l’emergere di tematiche innovative e nuovi protagonisti, che 
prefigurano sviluppi radicalmente diversi rispetto al passato; dall’altro il 
riproporsi di problematiche irrisolte che hanno periodicamente costellato la 
storia degli idrocarburi.</p>
<p>Guardando ai fenomeni nuovi, lo scenario che si prospetta nell’evoluzione del 
sistema economico appare caratterizzato da una costante crescita della domanda 
di energia, con tassi di incremento e provenienze geografiche profondamente 
diversi rispetto al passato. La strategia dell’industria oil and gas nei 
prossimi decenni è dominata da due elementi: il primo, tradizionale, è rendere 
disponibili ai mercati quantità crescenti di idrocarburi; il secondo, nuovo, è 
operare in linea con la forte richiesta di qualità ambientale.<br>
Verso questi obiettivi convergono i radicali progressi delle scienze e la 
rapidità dell’innovazione tecnologica, la pervasività della nuova dimensione 
informatica e della comunicazione, l’entrata in gioco di fonti energetiche 
alternative, il cui sviluppo viene valutato soprattutto in base alla necessità e 
all’urgenza di conseguire una elevata compatibilità ambientale. Accanto a questi 
elementi fortemente innovativi, lo scenario energetico internazionale vede il 
riemergere di paure e problemi irrisolti che hanno accompagnato tutta la storia 
dell’industria petrolifera e che, generando atteggiamenti e reazioni di 
conservazione, possono offuscare la comprensione del nuovo e lo sviluppo delle 
sue opportunità. È il caso dei timori relativi all’esaurimento delle risorse, 
del ritorno da parte di alcuni Stati alla ricerca dell’autosufficienza 
energetica, del ruolo cruciale giocato dal petrolio nelle aspirazioni e 
nell’instabilità di ampie regioni del nostro pianeta Il sovrapporsi di vecchio e 
nuovo rischia di ingenerare, nel dibattito culturale come nelle politiche 
pubbliche e nelle scelte aziendali, viscosità di valutazione delle opportunità e 
di rallentare la capacità di rispondere positivamente alla domanda di energia, 
così come si presenta in questo secolo per provenienza, quantità e qualità. Le 
compagnie, in particolare, si trovano a fronteggiare una situazione in cui 
convivono e si influenzano reciprocamente scarsità di buone opportunità 
d’investimento nell’upstream, incertezza degli scenari, forte competitività in 
tutti i settori della filiera oil and gas, processi di liberalizzazione dei 
mercati, crescente regolamentazione ambientale.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0pt">
Per vincere tali sfide è indispensabile una riflessione sulle strategie da 
perseguire e sulle nuove modalità di generazione del valore in un settore in cui 
– più che in qualsiasi altro business – il tradizionale dilemma tra crescita e 
redditività è reso più critico, in misura superiore oggi rispetto al secolo 
appena trascorso, dall’intensità dei capitali richiesti dai nuovi investimenti e 
dalla durata dei progetti. Altrettanto importante è che questi temi strategici e 
questi dilemmi siano al centro delle riflessioni dei decisori pubblici, delle 
istituzioni finanziarie, delle organizzazioni sociali sulla base di una cultura 
condivisa, di un insieme di informazioni aggiornate, serie ed esaurienti, capaci 
di dar conto delle interrelazioni nuove che si stanno determinando tra energia, 
sviluppo e ambiente. Per questo motivo l’Eni ha dato vita a questa nuova 
Enciclopedia degli Idrocarburi, per offrire a un ampio pubblico internazionale 
tutti gli elementi conoscitivi indispensabili a comprendere le potenzialità e le 
sfide di un settore decisivo per lo sviluppo equilibrato delle nostre economie e 
delle nostre società.<br>
Con questa iniziativa culturale l’Eni si è posta in una direttrice sia di 
continuità con l’intuizione e l’opera editoriale promossa da Enrico Mattei, sia 
di rinnovata prospettiva. Per l’Eni oggi, in continuità con il passato, resta 
prioritario mantenere attivi i canali di comunicazione con tutte le realtà e i 
soggetti esterni, individuali e sociali, che dal suo operato derivano servizi, 
prodotti, ricchezza, ma anche opinioni, stimoli e reazioni in quanto cittadini e 
istituzioni. Al tempo stesso, per l’Eni continua a essere connaturato al proprio 
stile di impresa l’obiettivo di fornire un modello di lettura trasparente del 
proprio modo di operare sui fronti della scienza, della tecnologia e del 
mercato. Presentare in modo articolato e rigoroso il bagaglio delle conoscenze 
legate agli idrocarburi e all’energia costituisce una ulteriore manifestazione 
della politica dell’Eni di diffusione della cultura e della conoscenza connessa 
con il successo economico. Se da un lato infatti ricerca e innovazione pervadono 
e sostengono tutte le attività industriali, dall’altro formazione e 
addestramento per la valorizzazione delle risorse umane interne ed esterne 
costituiscono elementi indispensabili perché l’impresa consegua pienamente la 
propria missione.<br>
L’inevitabile evoluzione di impostazione dell’opera si coglie invece nel fatto 
che concepire all’inizio del nuovo millennio un progetto di enciclopedia, per 
quanto settoriale, significa accettare la sfida di mettere a sistema contenuti e 
prospettive in rapidissimo cambiamento, confidando di raggiungere un obiettivo 
di completezza. Il progetto, certamente ambizioso, è stato affrontato non tanto 
operando – come in passato – per semplice accumulazione di voci e concetti 
quanto attraverso una mappatura delle trasversalità e interconnessioni di temi 
complessi, al cui interno grandi sintesi concettuali e tematiche organicamente 
collegate possono trovare la propria specifica declinazione. Il tratto più 
innovativo dell’Enciclopedia degli Idrocarburi è la pervasività, in tutti i 
volumi e i capitoli in cui si articola l’opera, della questione della 
sostenibilità ambientale. Lungi dall’essere una problematica separata e 
aggiuntiva, la tutela della salute, della sicurezza e dell’ambiente è 
considerata e trattata come una modalità intrinseca del sapere e dell’operare 
dell’Eni in questo settore. Ciò a cui si mira è far emergere un corpus di saperi 
aggiornato e pienamente rappresentativo della molteplice natura – tecnologica, 
industriale, economica e geopolitica – degli idrocarburi nel contesto delle 
nuove tematiche globali che intrecciano energia e ambiente e che sono destinate 
a influenzare in maniera sempre più radicale lo sviluppo del settore, dei 
sistemi produttivi, delle economie e delle società nelle diverse aree del mondo.<br>
Questo sapere è offerto a tutti i soggetti interessati, sia nel campo specifico, 
sia nella società, perché ne possano trarre informazioni, conoscenza, spunti di 
riflessione e di consapevolezza.</p>

<strong>Roberto Poli e Paolo Scaroni, Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Eni</strong>]]>
  </content>
</entry>
<entry>
  <title>Un uomo nel futuro - di Roberto Poli</title>
  <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.eventi-eni.it/outlook/un-uomo-nel-futuro.php" />
  <id>tag:www.eventi-eni.it,2006:/outlook//3.58</id>
    
  <published>2006-11-30T09:32:24Z</published>
  <updated>2006-12-13T14:11:34Z</updated>
    
  <summary>Un personaggio di estrema modernità, sempre in controtendenza, così il Presidente Eni Roberto Poli traccia la figura del fondatore Enrico Mattei.</summary>
  <author>
    <name>Eni</name>
    
  </author>
  
  
  <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.eventi-eni.it/outlook/">
    <![CDATA[<strong>Un personaggio di estrema modernità, sempre in contro tendenza. Così il presidente Eni traccia la figura del fondatore Enrico Mattei.</strong>

<p><img alt="Enrico Mattei" align="left" vspace="4"  hspace="4" src="http://www.eventi-eni.it/outlook/mattei_small.jpg" width="141" height="160" />Quest’anno ricorre il centenario della nascita di Enrico Mattei ed Eni ha 
voluto ricordare il proprio fondatore dando vita a numerose iniziative, tra cui 
quella di dedicargli questa edizione di Eni’s Way Monografie con articoli di 
studiosi e personalità che a vario titolo si sono interessati alla sua vita, 
alla sua azione imprenditoriale, politica e manageriale. </p>

<p>Enrico Mattei ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’Italia nel 
dopoguerra. Intuì, con un anticipo di molti anni rispetto ai suoi contemporanei, 
l’impatto della ricostruzione post-bellica e la storica occasione che aveva 
l’Italia in quegli anni per diventare un paese industrialmente evoluto. Aveva 
valutato che la disponibilità di energia a buon mercato avrebbe creato le 
condizioni per lo sviluppo del Paese e per questo portò avanti con 
determinazione il progetto che si concretizzò, nel 1953, con l’approvazione da 
parte del Parlamento della legge istitutiva dell’Ente Nazionale Idrocarburi: un 
ente pubblico, posseduto dallo Stato, ma che sarebbe stato gestito con criteri 
privatistici. </p>]]>
    <![CDATA[<p>Mattei aveva capito che i problemi dell’energia sono problemi 
degli Stati, intuizione che aveva un predecessore illustre, Winston Churchill. 
Gli avvenimenti recenti confermano l’attualità del suo pensiero. Molte altre 
furono le intuizioni che caratterizzarono l’azione imprenditoriale del fondatore 
Eni. Tra le più note posso citare l’impiego del gas naturale quale fonte 
primaria di energia; la necessità di disporre di fonti alternative agli 
idrocarburi, come il nucleare; l’importanza di impostare su basi diverse il 
rapporto con i paesi produttori, concetto che ritorna oggi di grande attualità; 
la grande attenzione alla formazione dei giovani ed alla formazione continua del 
personale – indispensabili per poter competere sullo scacchiere internazionale; 
la creazione nel 1957 della Scuola Superiore per gli Idrocarburi, la prima 
business school post-lauream in Italia. </p>

<p>Un’altra sua caratteristica fu quella di essere un uomo sempre in contro 
tendenza: questo tratto distintivo della sua personalità lo si ritrova in molti 
episodi della sua vita e può forse aiutare a comprendere, o comunque a far 
riflettere sulle ragioni per cui egli non fu capito a sufficienza dai suoi 
contemporanei. Chi agisce sempre in contro tendenza diventa infatti per 
definizione soggetto difficile. Mattei, che pure per Eni nutriva grandi 
ambizioni, non aveva forse sperato che essa un giorno sarebbe diventata una 
delle “sette sorelle”. Dopo la sua scomparsa, nel 1962, l’espansione della 
società è proseguita e si è rafforzata. Ai suoi successori va riconosciuto il 
merito di averla fatta grande, ma è certamente vero che senza le sue grandi 
intuizioni non sarebbe stato possibile raggiungere i traguardi di oggi. Eni che 
è oggi una società quotata sui mercati internazionali, è una società 
completamente diversa, molto più grande, presente in oltre 70 paesi, più 
integrata e focalizzata sull’attività propria degli idrocarburi, che cerca di 
portare avanti, in un mutato contesto internazionale, i principi fondamentali 
che il suo fondatore affermò. Eni rimane ancora un patrimonio del Paese, una 
bandiera dell’Italia nel mondo, una multinazionale che coniuga la cultura 
italiana con la globalizzazione in atto. Proprio per questo temi come la 
responsabilità sociale di impresa, ovvero il ruolo che una grande azienda 
moderna deve svolgere nella società, al di là della sua dimensione prettamente 
economica, sono al centro dell’attenzione della società. Eni, così come affermò 
il Presidente della Repubblica nel 2003 quando – caso unico nella storia 
repubblicana – concesse alla società il privilegio di celebrare il 50° 
anniversario della fondazione al Quirinale, “rappresenta un pezzo della storia 
d’Italia”. Il mio, il nostro auspicio ed il nostro impegno è che rappresenti 
anche un pezzo del futuro dell’Italia. </p>

<p><strong>Roberto Poli, Presidente Eni</strong> </p>
]]>
  </content>
</entry>
<entry>
  <title>Allo stato liquido - di Marzio Bellacci</title>
  <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.eventi-eni.it/outlook/allo-stato-liquido-di-marzio-bellacci.php" />
  <id>tag:www.eventi-eni.it,2006:/outlook//3.62</id>
    
  <published>2006-11-04T10:42:03Z</published>
  <updated>2006-12-13T14:12:37Z</updated>
    
  <summary>Nuove soluzioni tecniche e ragioni di convenienza economica spingono la crescita sul mercato del gas naturale liquefatto, e diventano così strategici gli impianti di rigassificazione, nel Mediterraneo e soprattutto in Italia.</summary>
  <author>
    <name>Eni</name>
    
  </author>
  
  
  <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.eventi-eni.it/outlook/">
    <![CDATA[<p><strong>Nuove soluzioni tecniche e ragioni di convenienza economica spingono la 
crescita sul mercato del gas naturale liquefatto. Diventano così strategici gli 
impianti di rigassificazione. Nel Mediterraneo e soprattutto in Italia.</strong></p>

<p>Martedì 22 marzo al terminale di Panigaglia ha attraccato la prima nave 
<img alt="Impianto di rigassificazione" align="left" vspace="4"  hspace="4" src="http://www.eventi-eni.it/outlook/panigaglia.jpg" width="260" height="102" />
gasiera che trasportava Gnl (Gas naturale liquefatto) proveniente dal giacimento 
egiziano di Idku, situato al largo del delta del Nilo. L’avvenimento non ha 
avuto un grande rilievo sui quotidiani nazionali, ma è stato un deciso passo in 
avanti per un diverso dialogo tra produttori e importatori di gas naturale. Un 
avvenimento importante soprattutto per i paesi europei che si affacciano al 
Mediterraneo, un&nbsp; bacino destinato a diventare uno snodo essenziale per la 
futura sicurezza e flessibilità negli approvvigionamenti di metano per l’intero 
vecchio continente. Così come la destinazione a Panigaglia del Gnl egiziano ha 
confermato la lungimiranza di Eni che fin dal lontano 1967 aveva deciso di 
costruire, in questo punto del golfo di La Spezia, un rigassificatore in grado 
di partecipare alla crescita italiana riconvertendo da liquido a gassoso il 
metano che, allora, proveniva dai giacimenti libici.</p>

]]>
    <![CDATA[<p>La storia commerciale del gas naturale aveva poi preso una strada diversa 
centrata sulla costruzione di condotte, tra l’altro all’avanguardia 
dell’ingegneria di settore, che veicolavano il gas naturale dal Nord Africa, 
dall’Olanda e dalla Russia alla Valle Padana in quantità ben maggiori di quelle 
che la tecnologia della liquefazione e della successiva rigassificazione 
potevano permettere in quegli anni ormai lontani. Si è trattato da sempre, 
tuttavia, di un diverso sistema di trasporto che prima o poi sarebbe tornato di 
attualità per ammorbidire il rigido legame che i metanodotti hanno tessuto tra 
paesi produttori e paesi consumatori di gas naturale, soprattutto in Europa. Per 
l’Italia questo latente pericolo è diventato una preoccupante realtà nel pieno 
dell’inverno 2006. La tensione tra Russia, grande produttore di metano, e 
Ucraina forte conconsumatore di questa fonte energetica durante i mesi 
invernali, si è ripercossa sull’Italia. Il metanodotto che fa affluire il gas 
naturale siberiano, attraverso l’Ucraina, alla frontiera italiana ha ridotto, a 
più riprese, la sua portata con un flusso condizionato agli alti e bassi del 
braccio di ferro tra Mosca e Kiev. Ne è derivato, per l’Italia, un ricorso 
preoccupante alle proprie riserve di gas, comprese quelle strategiche, che ha 
riaperto e accentuato l’attenzione al Gnl, una forma di trasporto fino a pochi 
anni fa ritenuta non necessaria per un mercato, quello italiano, abbondantemente 
collegato con i più tradizionali tubi (terrestri e sottomarini) ai paesi 
produttori, sia europei sia mediterranei. Nel frattempo in altre parti del mondo 
l’approccio era stato diverso e, come sempre accade nella dinamica di mercato, 
anche la filiera del Gnl (impianti di liquefazione, navi gasiere per il 
trasporto e impianti di rigassificazione) aveva conquistato traguardi di 
affidabilità economica e di sicurezza ambientale tali da renderla sempre più 
concorrenziale nei confronti dei metanodotti. </p>
<p>A testimoniare questa crescita possono bastare alcuni dati. Uno dei primi 
impianti di liquefazione del gas risale al 1964. Fu costruito dalla Shell ad 
Arzew in Algeria. Così come è nato nel 1959 il primo rigassificatore al mondo 
costruito in Inghilterra a Conwey Island. Gli importatori di Gnl si potevano 
contare, allora, sulle dita di una mano. Oggi le nazioni che si riforniscono di 
gas naturale liquefatto sono 13 e diventeranno 35 tra quattro anni. Le quantità 
importate sono salite da pochi milioni di metri cubi degli anni a cavallo tra i 
Sessanta e i Settanta ai 178 miliardi di metri cubi del 2004, destinati a 
diventare 300 miliardi al 2010. Tra gli importatori la corsa è diventata 
frenetica. Gli Usa passeranno dai 7 miliardi di metri cubi di questi ultimi anni 
ai 56 miliardi del 2010. Il Giappone, già all’avanguardia con 77 miliardi di 
metri cubi, ne acquisterà dai giacimenti mediorientali e asiatici per un totale 
di 150 miliardi. Secondo stime dei governanti cinesi nel 2030 il fabbisogno di 
gas naturale per quell’immenso stato sarà coperto per il 40% da Gnl importato. 
Di converso si sono moltiplicati gli impianti che stanno all’origine e alla fase 
terminale di questo mercato. I complessi per la liquefazione del gas naturale 
hanno avuto un forte incremento a partire dagli anni Novanta. Al momento ne sono 
in marcia 18 per un totale di 80 treni (impianti) di liquefazione con una 
capacità di produzione pari a 180 milioni di tonnellate l’anno. Sono ubicati in 
13 paesi produttori che vanno dall’Africa al Medio Oriente e all’Asia. In corso 
di progettazione e realizzazione vi sono altri 30 treni che entreranno in marcia 
tra la fine dell’anno in corso e il 2010. Si trovano in Angola, nella Guinea 
Equatoriale, in Perù, Russia, Norvegia e nello Yemen. Un incremento altrettanto 
velocizzato lo sta registrando la flotta delle navi metaniere, quelle che 
trasportano il Gnl ai terminali di rigassificazione. A fine marzo di quest’anno 
la flotta mondiale era di 199 metaniere per un totale di 24 milioni di metri 
cubi di Gnl trasportabile. Alla stessa data nel carnet di ordini vi erano 146 
navi, di stazza sempre più alta, per un totale complessivo di altri 24 milioni 
di metri cubi. In aggiunta, a favorire l’espansione di questo particolare 
mercato, si sono sommati i costi in netta decrescita per le infrastrutture di 
liquefazione e trasporto e il prezzo finale della rigassificazione. Se ancora 
agli inizi del 2000 il Gnl aveva un prezzo all’importazione (cif) paragonabile a 
quello del barile di petrolio, vale a dire quasi il doppio del gas naturale 
trasportato via tubo, oggi il suo prezzo cif è in linea con quello immesso sul 
mercato attraverso metanodotti. </p>
<p>La crescita quantitativa dei progetti per la filiera di Gnl è stata 
fortemente legata oltre che al progressivo calo dei suoi costi industriali anche 
al concretizzarsi di altre importanti valenze. Una di particolare interesse per 
gli stati produttori nasce dalla possibilità di immettere sui mercati eventuali 
produzioni in eccesso non veicolabili con i metanodotti esistenti, soprattutto 
quando queste eccedenze sono inattese, magari per l’interruzione improvvisa di 
qualche contratto o per altri incidenti di percorso analoghi. Sempre in questa 
ottica di maggiore agilità contrattuale si va inserendo l’avviata crescita del 
tanto atteso mercato spot del metano, ovviamente possibile con la flessibilità 
insita e in continuo aumento della filiera del Gnl. Un insieme di fenomeni che 
ha rilanciato anche la fase terminale del Gnl, vale a dire la rigassificazione. 
I rigassificatori esistenti nel mondo sono attualmente 37, venti dei quali nel 
solo Giappone, nazione interamente dipendente dal gas liquefatto. Le ipotesi per 
nuovi impianti terminali sono così numerose da modificare l’intera geopolitica 
mondiale del metano. Sono ormai delineate tre grandi aree: quella asiatica 
concentrata su India, Giappone, Corea e Cina per il versante delle importazioni 
e Malesia, Australia e Golfo Persico per le esportazioni; quella statunitense 
che importerà Gnl dall’Africa, dai Caraibi e dalla Russia; poi quella del Sud 
Europa che avrà come fonte principale di acquisto i paesi produttori che si 
affacciano sul Mediterraneo. In questo ultimo scenario gli esperti sono concordi 
nell’assegnare all’Italia una funzione non indifferente e un corrispettivo 
sviluppo dei terminali di rigassificazione. Le motivazioni per questa 
prevedibile crescita della presenza italiana nel Gnl ha due motivazioni di 
fondo: una legata al fabbisogno nazionale di gas, l’altra insita nella posizione 
geografica della penisola nei confronti del resto d’Europa e del Mediterraneo. 
Sul primo fronte la flessibilità del mercato del Gnl è destinata a evitare 
futuri contraccolpi politici o di produzione che dovessero ripetere situazioni 
di carenze nelle forniture di gas simili a quelle dello scorso inverno. </p>
<p>La crescita poi di un mercato spot del metano via nave potrà avere una 
ricaduta positiva sui prezzi di questa fonte energetica, qualora venga 
sottratta, almeno in parte, alla rigidità contrattuale che è connaturata al 
sistema di approvvigionamento via metanodotti. Sulla base di queste 
considerazioni e sulla scia delle più recenti indicazioni governative (legge 
Marzano) per lo sviluppo in Italia di questo particolare mercato si stanno 
sovrapponendo uno all’altro progetti per ben 11 rigassificatori che, 
dall’Adriatico al Mar Ligure e al Canale di Sicilia, passando per il Mar Ionio, 
dovrebbero costellare il bacino italiano del Mediterraneo di impianti onshore e 
offshore in grado di rigassificare quantità non indifferenti di Gnl. Qualcosa 
come 100 miliardi di metri cubi di gas naturale che, ovviamente, non finirebbero 
soltanto in Italia, tenuto conto delle capacità già esistenti attraverso i 
metanodotti (Algeria, Libia, Russia, Olanda, Norvegia), ma che aprono anche una 
serie di interrogativi e perplessità che non si rifanno soltanto a motivazioni 
allarmanti, come possono essere il degrado ambientale o la sicurezza degli 
impianti (in ogni caso tra i più sicuri e controllabili al mondo). Una visione 
del futuro che ha come cardine l’ipotesi di creare in Italia l’hub metanifero 
del Mediterraneo sulla scia di quanto è avvenuto tra gli anni Cinquanta e 
Settanta per i prodotti petroliferi è affascinante, ma rischiosa. In quei 
decenni passati l’Italia era stata definita la raffineria d’Europa e i calcoli 
errati di allora hanno lasciato in eredità, soprattutto al Sud, montagne di 
ferri vecchi. L’hub del metano non può correre un rischio analogo. La saggezza 
degli operatori e l’equilibrio dei politici (centrali e locali) dovranno essere 
in grado di puntare su un numero di terminali e su quantità di gas 
corrispondenti a reali bisogni di stabilità delle forniture di gas e a una 
corrispettiva agilità dei loro prezzi finali, tenuto conto che errori di calcolo 
economico o di strategie continentali potrebbero annullare la convenienza di 
un’espansione troppo accelerata del sistema Gnl concentrato nel Mediterraneo.</p>
]]>
  </content>
</entry>

</feed> 