13.04.11

Eni: accordo con Cadogan Petroleum per l’acquisizione di una quota in due licenze di esplorazione e sviluppo in Ucraina

L’accordo, che si inquadra nella strategia di rafforzamento della posizione di Eni in Europa orientale, consentirà alla compagnia di acquisire il 30% della licenza di esplorazione Pokrovskoe, con un’opzione di acquisto fino a una quota del 60%.

Leggi il testo completo (su eni.com)

03.03.08

Eni sbarca nell’Orinoco: accordo siglato in Venezuela

La più grande compagnia petrolifera italiana e la venezuelana Petroleos hanno stretto un patto da 10 miliardi di dollari per produrre petrolio nella zona sud americana dell’Orinoco. Secondo Scaroni, l’intesa cambierà il profilo del gruppo”.

“Un “importante accordo strategico” per lo sviluppo di un’area petrolifera nella Faja dell’Orinoco. Lo hanno firmato a Caracas l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, e il ministro dell’Energia della Repubblica Bolivariana del Venezuela e presidente della Compagnia petrolifera nazionale venezuelana Pdvsa, Rafael Ramirez, alla presenza del ministro degli Esteri italiano, Massimo D’Alema. La Faja dell’Orinoco, spiega l’Eni, è il più grande deposito di idrocarburi pesanti mai scoperto al mondo, con una quantità di olio in posto pari a 1.300 miliardi di barili e ingenti riserve al momento valorizzate solo in piccola parte (la produzione attuale è di circa 600mila barili al giorno). L’accordo riguarda ‘Junin 5’, uno dei blocchi petroliferi più promettenti della Faja. Junin 5 è nello Stato di Anzoategui, circa 550 chilometri a sud-est di Caracas, e si sviluppa su un’area di circa 670 chilometri quadrati: all’interno del blocco sono stimate risorse potenziali per oltre 2,5 miliardi di barili, già confermate da numerosi pozzi esplorativi.”

Leggi l’articolo su “Alice News” (29/02/2008): ENI; FIRMATO ACCORDO IN VENEZUELA PER SVILUPPO AREA ORINOCO

“L’area assegnata all’Eni, in parte già esplorata, è situata nello Stato venezuelano di Anzoátegui, 550 chilometri a Sud-est della capitale, e possiede un potenziale di riserve di oltre 2,5 miliardi di barili. In una prima fase, che secondo quanto ha comunicato l’Eni dovrebbe durare fino al 2010, italiani e venezuelani eseguiranno gli studi per il calcolo esatto delle riserve utilizzabili. Tra due anni, il giacimento dovrebbe già essere in grado di produrre 30mila barili di olio pesante al giorno. Il grosso degli investimenti dovrebbe però cominciare a partire dal 2010, per protrarsi fino al 2014. In questo quadriennio, per portare la produzione giornaliera a 300mila barili, «i due gruppi dovranno investire nel complesso – dichiara al Sole-24 Ore Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni – 10 miliardi di dollari: 4 miliardi di nostra competenza e 6 di competenza della Pdvsa». Gli idrocarburi estratti dal blocco Junin 5, prima di essere immessi sul mercato, saranno sottoposti a uno speciale trattamento in un impianto che dovrà essere realizzato e che sfrutterà una tecnologia dell’Eni (denominata Est, Eni slurry technology) già sperimentata in Italia in un paio di raffinerie. Con questo trattamento, che consiste nel ridurre le quantità di carbonio dell’olio estratto e nell’aumentare quelle di idrogeno, gli idrocarburi pesanti dell’Orinoco saranno resi più leggeri prima di essere messi in vendita.”

Leggi l’articolo su “Il Sole 24 Ore” (01/03/2008): Eni, intesa col Venezuela sul petrolio dell’Orinoco

25.02.08

Due “giganti” per l’ambiente

Gli Amministratori di Eni ed Enel, Paolo Scaroni e Fulvio Conti, hanno firmato una lettera d’intenti che impegna le due società nella lotta contro il riscaldamento climatico sull’aspetto della CO2.

“Nasce l’asse Eni-Enel per la lotta al cambiamento climatico. I rispettivi amministratori delegati, Paolo Scaroni e Fulvio Conti, hanno infatti firmato oggi una lettera d’intenti per sviluppare ”uno studio di fattibilità congiunto sulla cattura, trasporto e sequestro dell’anidride carbonica”, si legge in una nota. La collaborazione, spiega l’a.d. di Enel, Fulvio Conti, ”offre all’Italia l’opportunità’ di essere in prima fila nello sviluppo delle tecnologie più innovative, come la cattura e sequestro dell’anidride carbonica, sulle quali si sta concentrando l’interesse delle istituzioni e delle maggiori aziende dell’energia europee e statunitensi”.

Leggi l’articolo su “Ansa.it“ (20/02/2008): ENERGIA: ENI-ENEL INSIEME PER LOTTA A CAMBIAMENTO CLIMA

“Secondo le più accreditate previsioni – si legge in una nota dell’Eni – ancora per parecchi decenni non si potrà fare a meno di produrre energia con combustibili fossili. Le moderne tecnologie consentono di aumentare decisamente l’efficienza delle centrali termoelettriche e di abbattere drasticamente l’emissioni di polveri, anidride solforosa e gli ossidi di azoto. Resta da risolvere il problema dell’immissione in atmosfera di gas ritenuti responsabili del cambiamento climatico, come appunto l’anidride carbonica che si genera durante la combustione. Paolo Scaroni ha sottolineato che “soddisfare la crescita mondiale della domanda di energia, mitigando allo stesso tempo le emissioni e gli impatti sugli ecosistemi, è uno dei temi principali cui il settore energetico deve saper dare una risposta. L’accordo appena firmato consente di unire le forze di due grandi aziende energetiche per offrire soluzioni concrete al problema dell’effetto serra: Eni ed Enel insieme saranno in condizione di mettere al servizio del Paese capacità tecnologiche di eccellenza rendendo fattibile l’intero ciclo di cattura e sequestrazione sicura dell’anidride carbonica”.”

Leggi l’articolo su “Repubblica“ (20/02/2008): Ambiente: Eni ed Enel uniscono le forze nella lotta al cambiamento climatico

21.12.06

Paolo Scaroni: Il patto dei trent’anni

Panorama Economy, 21-12-2006
“La cosa che non mi faceva dormire la notte era quella di svegliarmi alla mattina e leggere che tutto questo gas sarebbe andato verso la Cina, l’India o la Corea, facendoci perdere così questa energia preziosa. Questa era la vera preoccupazione”. Così parlò l’amministratore delegato Eni, Paolo Scaroni, in occasione del seminario milanese di inizio dicembre della fondazione Italianieuropei.
Da due settimane, però, le sue notti dovevano essersi fatte decisamente più tranquille, visto che al 14 novembre risale la conclusione dello storico accordo con Gazprom. (…) Eni conta di ricavare circa 6 miliardi di euro l’anno dalla distribuzione del gas russo sul territorio nazionale.