24.11.16

Eni presenta la 15a edizione della World Oil and Gas Review

La domanda mondiale di petrolio è cresciuta di 1,8 Mb/g (+2,0%), uno dei più grandi incrementi di questi ultimi anni, favorito in larga misura dalla discesa del prezzo del petrolio iniziata nella seconda metà del 2014.

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24.03.16

Standard & Poor’s riduce rating Eni

L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha abbassato il rating a lungo termine di Eni portandolo a ”BBB+’, con outlook Stabile, dal precedente ”A-’ con CreditWatch con implicazioni negative. Standard & Poor’s ha confermato a ”A-2’ il giudizio a breve termine.

La decisione risulta essere stata presa principalmente a seguito dell’abbassamento dello scenario dei prezzi del petrolio assunto dall’agenzia per le sue valutazioni.

26.11.15

Eni presenta la 14a edizione del World Oil and Gas Review

Eni presenta la 14a edizione della World Oil and Gas Review, la rassegna statistica mondiale su riserve, produzione e consumi di petrolio e gas. Un’attenzione particolare è dedicata alla qualità dei greggi e all’industria della raffinazione.

Nel 2014 si è registrata una lieve crescita delle riserve di petrolio e di gas, con gli Stati Uniti che hanno evidenziato la variazione maggiore, grazie allo sfruttamento del petrolio non convenzionale (tight oil). Il paese è entrato per la prima volta tra i primi 10 detentori di riserve di petrolio e continua a progredire nella classifica dei detentori di riserve di gas.

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06.07.11

Eni avvia la produzione del campo di Appaloosa nel Golfo del Messico

Appaloosa attualmente produce circa 7.000 barili di petrolio equivalente al giorno ed è il secondo campo di Eni la cui produzione è convogliata alla piattaforma Corral, che tratta ora complessivamente 46.600 barili di petrolio equivalente al giorno (33.000 netti Eni).

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23.02.09

Petrolio Scaroni propone una new deal per domanda stabile

L’ad di Eni, Paolo Scaroni, commenta così la sua proposta per una new deal per domanda stabile

“Tormentata da tre diversi fattori che l’hanno destabilizzata negli ultimi tempi (complice la scarsa qualità dei dati, la ricorrenza delle teorie sull’esaurimento delle scorte, la speculazione), l’industria petrolifera necessita oggi – ha sottolineato l’ad di Eni – di una nuova forma di cooperazione: l’idea, ha detto, «potrebbe essere quella di lavorare verso un nuovo ambito contrattuale in grado di assicurare ai produttori di poter contare su una domanda stabile per il loro petrolio, che li porti quindi ad avere entrate stabili. Forse prendendo spunto dalle strutture contrattuali take-or-pay, piuttosto comuni nel mercato del gas»..”

Leggi l’articolo su “Il Sole 24 ore” (25/01/2009): Petrolio, Scaroni propone new deal per domanda stabile

05.11.08

Eni e Libia partner strategici su petrolio e gas

Tra Eni e Libia c’e’ una vera e propria partnership strategica non solo nel petrolio ma anche nel settore del gas. A ribadirlo e’ l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, intervenendo al Convegno italo-libico avvenuto oggi alla Farnesina sul Trattato di Amicizia firmato a Bengasi il 30 agosto scorso.

”La Libia, che sta assumendo un ruolo sempre piu’ importante nell’approvvigionamento energetico dell’Italia e dell’Europa, e’ il nostro maggiore fornitore e noi siamo il primo operatore straniero nel Paese”, ha spiegato Scaroni sottolineando la presenza di numerose iniziative in campo energetico che rendono ancor piu’ forti i legami ”gia’ molto stretti” tra i due Paesi.”

Leggi l’articolo su “Asca” (30/10/2008): Scaroni, Eni e Libia partner strategici su petrolio e gas


11.03.08

Eni: scoperto un nuovo giacimento petrolifero

Eni annuncia di aver scoperto un nuovo giacimento petrolifero nel mare di Timor, un’area che dista 500 chilometri dalle coste australiane ed amministrata da Australia e Timor Est.

 

“Eni ha effettuato una nuova scoperta di petrolio nel mare di Timor, in un’area amministrata congiuntamente da Australia e Timor Est. Il pozzo esplorativo Kitan-1, situato nel permesso JPDA 06-105 a circa 500 km dalle coste australiane, è stato perforato a una profondità di 3.658 metri evidenziando una significativa presenza di idrocarburi. Eni è operatore del permesso JPDA 06-105 con una quota del 40%. Gli altri partner sono Inpex (35%) e Talisman Resources (JPDA 06-105) Pty Limited (25%). I test iniziali hanno evidenziato una produzione di 6.100 barili di petrolio al giorno. I dati preliminari saranno ora utilizzati per definire al meglio le potenzialità del giacimento.”

 

Leggi l’articolo su “Repubblica” (10/03/2008): Eni: nuova scoperta di petrolio nel mare di Timor

 

“Eni ha scoperto un nuovo giacimento di petrolio nel mare di Timor che, secondo le rilevazioni iniziali, potrebbe avere una produzione di 6.100 barili al giorno.Lo annuncia una nota del gruppo energetico, precisando che Eni è operatore del permesso dove è stato perforato il pozzo esplorativo – a circa 500 chilometri dalle coste australiane – con una partecipazione del 40%. Gli altri partner sono la giapponese Inpex (al 35%) e Talisman Resources al 25%.”

 

Leggi l’articolo su “Reuters Italia” (10/03/2008): Eni, scoperto pozzo in mare Timor da potenziali 6.100 barili

03.03.08

Eni sbarca nell’Orinoco: accordo siglato in Venezuela

La più grande compagnia petrolifera italiana e la venezuelana Petroleos hanno stretto un patto da 10 miliardi di dollari per produrre petrolio nella zona sud americana dell’Orinoco. Secondo Scaroni, l’intesa cambierà il profilo del gruppo”.

“Un “importante accordo strategico” per lo sviluppo di un’area petrolifera nella Faja dell’Orinoco. Lo hanno firmato a Caracas l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, e il ministro dell’Energia della Repubblica Bolivariana del Venezuela e presidente della Compagnia petrolifera nazionale venezuelana Pdvsa, Rafael Ramirez, alla presenza del ministro degli Esteri italiano, Massimo D’Alema. La Faja dell’Orinoco, spiega l’Eni, è il più grande deposito di idrocarburi pesanti mai scoperto al mondo, con una quantità di olio in posto pari a 1.300 miliardi di barili e ingenti riserve al momento valorizzate solo in piccola parte (la produzione attuale è di circa 600mila barili al giorno). L’accordo riguarda ‘Junin 5’, uno dei blocchi petroliferi più promettenti della Faja. Junin 5 è nello Stato di Anzoategui, circa 550 chilometri a sud-est di Caracas, e si sviluppa su un’area di circa 670 chilometri quadrati: all’interno del blocco sono stimate risorse potenziali per oltre 2,5 miliardi di barili, già confermate da numerosi pozzi esplorativi.”

Leggi l’articolo su “Alice News” (29/02/2008): ENI; FIRMATO ACCORDO IN VENEZUELA PER SVILUPPO AREA ORINOCO

“L’area assegnata all’Eni, in parte già esplorata, è situata nello Stato venezuelano di Anzoátegui, 550 chilometri a Sud-est della capitale, e possiede un potenziale di riserve di oltre 2,5 miliardi di barili. In una prima fase, che secondo quanto ha comunicato l’Eni dovrebbe durare fino al 2010, italiani e venezuelani eseguiranno gli studi per il calcolo esatto delle riserve utilizzabili. Tra due anni, il giacimento dovrebbe già essere in grado di produrre 30mila barili di olio pesante al giorno. Il grosso degli investimenti dovrebbe però cominciare a partire dal 2010, per protrarsi fino al 2014. In questo quadriennio, per portare la produzione giornaliera a 300mila barili, «i due gruppi dovranno investire nel complesso – dichiara al Sole-24 Ore Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni – 10 miliardi di dollari: 4 miliardi di nostra competenza e 6 di competenza della Pdvsa». Gli idrocarburi estratti dal blocco Junin 5, prima di essere immessi sul mercato, saranno sottoposti a uno speciale trattamento in un impianto che dovrà essere realizzato e che sfrutterà una tecnologia dell’Eni (denominata Est, Eni slurry technology) già sperimentata in Italia in un paio di raffinerie. Con questo trattamento, che consiste nel ridurre le quantità di carbonio dell’olio estratto e nell’aumentare quelle di idrogeno, gli idrocarburi pesanti dell’Orinoco saranno resi più leggeri prima di essere messi in vendita.”

Leggi l’articolo su “Il Sole 24 Ore” (01/03/2008): Eni, intesa col Venezuela sul petrolio dell’Orinoco

21.12.06

Il Paradosso del ‘caropetrolio’

Liberazione, 21-12-2006
Le crisi energetiche e gli allarmi ambientali possono trasformarsi in una grande opportunità (anche economica), non più rinviabile: uno sviluppo sostenibile basato su razionalità dei consumi e ricerca tecnologica, ridistribuzione equa delle risorse.
Senza dover rinunciare al petrolio. (…) Anche di questo abbiamo parlato con Paolo Scaroni, Amministratore Delegato Eni, sesto gruppo petrolifero mondiale per giro d’affari. “Considerare caro il petrolio a 79 dollari il barile è più una questione di percezione. Ci siamo abituati a pagare poco risorse preziose come il petrolio, il gas ed anche l’acqua, quasi ci appartenessero per diritto divino. Certo, ai prezzi attuali, il petrolio ci sembra caro. Ma se vi venisse in mente di comprare un barile di coca cola o di aranciata lo paghereste più del doppio”. Scaroni continua: “Una politica mondiale delle risorse basata sulla ragione dovrebbe, attraverso l’educazione e senza ledere le scelte personali, spingere verso un uso più efficiente del petrolio nei paesi industrializzati, piuttosto che colpevolizzare la crescita impetuosa dell’economia cinese o i Paesi produttori di petrolio”.

21.12.06

Petrolio giù. Ma sarà l’anno del gas

Il Mondo, 21-12-2006
Il prezzo del petrolio calerà ancora un po’ nel corso del 2007. Ma il prossimo sarà soprattutto l’anno del gas: i consumi saliranno del 2-3%, non poco. E’ questa la previsione di Paolo Scaroni, 60 anni, amministratore delegato Eni, prima società italiana per capitalizzazione di Borsa. “Prevediamo – dice Scaroni per quanto riguarda il prezzo del petrolio – una leggera discesa rispetto ai valori attuali, già più bassi del 10-15% rispetto ai picchi. Ma chi fa previsioni sul petrolio sbaglia, e io non credo di fare eccezioni”. Sul “fronte gas”, Scaroni parla anche degli accordi con la Russia di Putin, ricordando che “l’Italia fu il primo Paese a importare gas dalla Russia. Per questo oggi le trattative con Mosca sono per noi più facili rispetto agli altri Stati dell’Unione europea”.

20.12.06

Eni-Gazprom, l’intesa punto per punto

Il Messaggero, 20-12-2006
Il gruppo italiano Eni potrebbe entrare in Novatek con il 19%, i russi di Gazprom in Kazakistan. Entro il 31 dicembre si chiude la parte commerciale dell’accordo firmato a Mosca in novembre dalle due società. Nell’Agreement coinvolta anche l’Enel per partecipare alla gara per Artikgas e per gli assets di Urengoil. Collaborazioni nel gas liquefatto. Come contropartita per l’ingresso in Russia della società italiana guidata da Paolo Scaroni, la Gazprom potrebbe acquisire quote in Libia, Egitto e Ecuador, dove Eni è già presente.
Il Messaggero – vai al sito

06.12.06

Scaroni: dalla Russia con calore

Paolo Scaroni, amministratore delegato Eni, in un intervista a Panorama spiega il valore dell’accordo firmato martedì 14 novembre a Mosca con i vertici della Gazprom.
Forniture di gas all’Italia per 30 anni e sfruttamento di alcuni giacimenti siberiani di petrolio.
In cambio il colosso russo entrerà nel capitale dell’Enipower, ma non nella rete italiana del gas.

Leggi l’articolo “Scaroni: dalla Russia con calore ” su Panorama.it

31.10.06

Paolo Scaroni AD Eni e Neelie Kroes, commissario UE per la concorrenza

In un colloquio a due voci con la Stampa il 31.10.2006, l’Amministratore Delegato dell’Eni Paolo Scaroni e Neelie Kroes, commissario UE per la concorrenza dibattono sui vincoli del mercato unico dell’energia che in Europa stenta a prendere forma.
Poca trasparenza, ha stigmatizzato la signora dell’Antitrust in un discorso tenuto il giorno prima a Lisbona: i colossi europei devono scorporare la rete.
Giusto messaggio, risponde Paolo Scaroni attraverso la Stampa, bisogna fare il mercato senza frontiere e sciogliere il nodo dell’integrazione verticale con una società unica europea per la gestione delle reti comuni.
Continua la lettura di Paolo Scaroni AD Eni e Neelie Kroes, commissario UE per la concorrenza»

03.10.06

Paolo Scaroni intervistato da Affari Italiani

Paolo Scaroni ad Affari Italiani fa il punto sul prezzo del petrolio, sulle riserve mondiali, sulle prospettive energetiche delle generazioni future e sui doveri dei Paesi industrializzati.
” L’uso razionale delle risorse del pianeta, delle quali non siamo proprietari ma solo custodi, è un percorso ineludibile per la nostra generazione e soprattutto per aziende leader come Eni.
Lo spreco insito nei comportamenti dei Paesi ricchi amplia la distanza tra Occidente opulento e resto del mondo. Una divaricazione che non possiamo consentire, per ragioni etiche, ma anche per l’instabilità che provoca”.
E spiega perché nelle relazioni con i Paesi produttori Enrico Mattei aveva visto giusto.